«Ho molte prove del fatto che il mondo stia cospirando per rendermi felice». 
Matthew McConaughey

Questa frase è, a mio avviso, una tra quelle più significative di quelle riportate nel libro “Greenlights dell’attore americano Matthew McConaughey perché dimostra come, alla base dei suoi successi, ci sia una visione del mondo tendenzialmente positiva. Il titolo stesso del libro racchiude un messaggio fortemente di valore visto che, in sintesi, consegna al lettore l’immagine di un semaforo con tre luci verdi provando a raccontare come “in un mondo di no” si possa riuscire ad ottenere dei “si” oppure su come si possa trovare anche dentro un “no” un’opportunità.

Il record di vendite collegate a questa novità editoriale mette in evidenza come, anche in Italia, testi che propongano percorsi di consapevolezza siano molto apprezzati e ricercati molto probabilmente perché, questa pandemia, ha sfidato ciò che pensavamo di sapere e su cui avevamo basato le nostre certezze. Stanno così fiorendo proposte editoriali sempre più caratterizzate dal tema della ricerca di senso della vita e tra gli autori italiani spicca, a mio avviso, il libro “Gratitudine – la rivoluzione necessaria” di Oscar Di Montigny uscito nel 2020 ma i cui contenuti hanno ancora una grandissima attualità.

Chiediamo a Oscar di aiutarci ad individuare i criteri in base ai quali orientarsi, in modo fruttuoso, tra le varie proposte formative/editoriali:

Quale criterio aiuta ad indentificare uno scrittore come “autorevole” su un tema così importante come la consapevolezza?
Partendo da un concetto molto ben sintetizzato dal filosofo Maurizio Ferraris il quale ci raffigura un presente fatto di milioni di persone convinte di aver ragione non insieme (come credevano, sbagliando, le chiese ideologiche del secolo scorso), ma da sole, o meglio con il solo riscontro del web. Osservando la nostra storia da questa prospettiva non potremo non accorgerci che abbiamo perso la consapevolezza del nostro ruolo nel mondo, sottovalutando la nostra responsabilità individuale nei confronti del destino di tutta l’umanità. Un fenomeno preoccupante già di per sé ma che oggi lo è ancora di più, visti gli straordinari processi di cambiamento che quest’epoca ci ha riservato. Cambiamenti che non riguardano solo l’emergenza sanitaria che stiamo affrontando in modo scoordinato e muscolare, ma coinvolgono l’ambiente in cui viviamo, il nostro rapporto con la tecnologia e, soprattutto, il rapporto con gli altri esseri umani con cui condividiamo il nostro cammino. Dunque, il percorso che porta alla consapevolezza che questo cammino non è che la via verso un destino comune inizia spostandosi per un istante dal luogo in cui ci troviamo. Imparando a mettere distanza fra noi e ciò con cui siamo in quel dato momento identificati, che si tratti di un pensiero che si avvita su sé stesso o di un’emozione negativa o di un’azione meccanica, per mettere a fuoco il Tutto.  Dobbiamo imparare ad assorbire le “lezioni” che mirano a rieducare noi stessi a rallentare, a ricalibrare le nostre risorse di tempo e attenzione. Ad ascoltare il senso che c’è oltre il rumore del nostro presente.

Progetti per il futuro?
Con Oscar Farinetti stiamo lavorando su un progetto che vuole fornire un’educazione di qualità a quanti in questi strani e imprevedibili anni hanno perso l’orientamento e con esso lo sviluppo delle conoscenze e delle competenze essenziali per non essere totalmente esclusi dal mondo del lavoro e della socialità. Siamo entrambi fermamente convinti che un’istruzione di qualità sia la base essenziale per migliorare la vita delle persone, anche in ottica di parità di genere. Sebbene negli anni passati siano stati fatti grandi passi avanti e il livello di alfabetizzazione sia cresciuto notevolmente sarà cruciale migliorare le infrastrutture educative in tutti i paesi, formare meglio gli insegnanti e aumentare le borse di studio per i paesi in via di sviluppo. Personalmente sogno per il futuro un programma di istruzione di tipo laico, che parta dalle scuole e continui nelle aziende, e che sostenga gli individui in un percorso di conoscenza del sé, alleggerendoli dall’effetto di una certa morale religiosa che per secoli ci ha precluso la conoscenza dei processi che governano le nostre emozioni e i nostri pensieri, riconducendo a un presunto “destino” tutte le nostre aspirazioni. Credo che sarà decisivo diffondere la pratica della meditazione. Decine di studi hanno evidenziato che aumenta l’empatia, rende il cervello più efficiente, migliora il modo in cui ci esprimiamo, combatte le infezioni respiratorie e le infiammazioni e procura benefici che si estendono lungo l’arco di tutta la giornata. Benefici che non riguardano soltanto la salute, ma anche una maggior consapevolezza di sé e un miglioramento della capacita di concentrazione.

Tra i vari webinar proposti su questo tema, lei ha segnalato sui suoi profili social quello organizzato dal Prof. Paoletti; come mai? Qual è l’elemento distintivo/caratterizzante del percorso che viene proposto?
Inizio con il dichiarare che sono sempre stato e sempre sarò molto grato a Patrizio Paoletti, mio maestro e mentore da oltre vent’anni, per avermi fornito insegnamenti e strumenti fondamentali per dare un orientamento consapevole alla mia vita. Se auspichiamo un mondo più eguale, un mondo di pace, non possiamo rilevarci da una responsabilità più ampia in materia di educazione, un’intelligenza collettiva che interpreti e diffonda sempre meglio il principio coopetitivo (da Paoletti stesso ideato) del “vita tua, vita mea” necessario per superare quello attuale e palesemente fallimentare del “mors tua vita mea”. Istruzione, conoscenza del sé, meditazione sono il percorso di crescita individuale che ambirei veder generalizzato perché sono convinto che favorirebbe la costruzione di una responsabilità allargata e condivisa, che supererebbe la lentezza ad aggiornarsi dei poteri religiosi e di quelli temporali. Un percorso laico, ma contrapposto a un individualismo che ha ormai mostrato tutti suoi limiti nella distribuzione di ricchezza e benessere.

Lei è anche un noto manager: come, nella sua esperienza, business e awareness si relazionano in modo fruttuoso?  
Attraverso la “gratitudine”. Per comprenderne il potenziale e la portata il modo migliore è come sempre partire dalla definizione che ne dà il dizionario il quale dice che la Gratitudine è “memoria di un beneficio ricevuto e prontezza a dimostrarlo”. Nel lungo periodo, suscitare gratitudine sarà l’unico modo con cui un brand potrà affermarsi e sopravvivere nel mercato, rincorrendo quel desiderio di eternità che da sempre è la chimera dell’essere umano. Quell’eternità che andrà oltre la vita materica che si incarna in maniera illusoria nei beni che possediamo: ci dimentichiamo troppo spesso che dovremo morire e che nulla resterà di noi, eccetto l’essenza di ciò che siamo stati e quanto ci siamo donati agli altri. Se proviamo ad applicare alla disciplina del marketing la definizione letterale del dizionario di “Gratitudine” giungiamo a una consapevolezza straordinaria. La “memoria di un beneficio ricevuto” dovrebbe coincidere esattamente con lo scopo primario del marketing e cioè la brand awareness, mentre la “prontezza a dimostrarlo” altro non dovrebbe essere che il “passaparola”, ma nel senso originario e nobile con cui veniva usato per trasmettere rapidamente e sottovoce un ordine da una estremità all’altra di una fila di soldati, di marinai, di militari, che consisteva nel farlo ripetere da ciascuno al vicino successivo, non solo nell’accezione oramai prosaica del word of mouth.

Dunque, la riflessione deve concentrarsi su cosa sia in grado di suscitare gratitudine nelle persone a cui si offre qualcosa in cambio di denaro in economia, in risposta ai voti in politica, alla dedizione nei nuclei familiari, nei sistemi sociali, nelle istituzioni scolastiche?
Ha colto nel segno. Le persone oggi più ce mai si aspettano che i brand agiscano in modo responsabile e coerente, dando il loro contributo per un futuro più equo dal punto di vista ambientale e sociale, e che competano pure tra loro sul mercato, ma in una dinamica cooperativa, per rendere più sostenibile e giusto il modello di sviluppo economico e sociale. La sfida è dunque valoriale. E le organizzazioni devono prendere questa sfida seriamente, impiegando tutte le proprie risorse per contribuire a produrre un cambiamento funzionale al miglioramento dell’intera società. Il vantaggio dovrà riguardare non qualcosa e qualcuno ma tutto e tutti o niente e nessuno. Ciò non significa abolire il profitto, anzi!

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Autore

Alessandro Grazioli

Marito e papà di 4 bambini, laureato in Giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, Specialista sviluppo prodotti e servizi assicurativi Gruppo Assimoco – Business Unit Eticapro, Consigliere Comunale e Presidente del Comitato di settore dei servizi sociali del Comune di Torre Boldone, divulgatore nazionale

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