Una malattia improvvisa l’ha strappato alla sua comunità, ma non ha cancellato il segno lasciato da una vita spesa accanto agli ultimi. Don Mario Marossi, sacerdote e missionario, si è spento a 74 anni lasciando un’eredità costruita sull’accoglienza concreta, su parole franche e su una fede vissuta senza risparmio.
Lunedì 19 gennaio alle 15, nella parrocchia di San Francesco a Bergamo, saranno celebrati i funerali presieduti dal vescovo Francesco Beschi. Dopodiché la salma verrà traslata nella parrochia di Gromo dove il 20 gennaio alle 10 sarò celebrata una messa funebre con la successiva tumulazione nella cappella dei Sacerdoti del cimitero di locale.
Nativo di Gromo, don Mario è stato ordinato nel 1977. Ha mosso i primi passi come coadiutore a Schilpario e poi a Curno. L’esperienza che lo ha segnato in profondità è arrivata però con la missione in Bolivia, dove per otto anni ha condiviso il suo ministero sacerdotale con le comunità locali. Un legame che non si è mai spezzato, nemmeno dopo il rientro in Diocesi.
Rientrato in Italia, è stato prevosto a Viadanica per oltre un decennio. Poi la svolta: l’invito del vescovo ad avviare in città la missione “Santa Rosa da Lima”, inizialmente a Sant’Alessandro in Colonna. Da lì è nato un lungo percorso, durato più di vent’anni, dedicato soprattutto alle comunità latinoamericane, in stretta collaborazione con l’Ufficio missionario e quello per i migranti. Negli anni successivi, come prevosto della parrocchia di San Francesco, ha saputo leggere i cambiamenti, adattare l’azione pastorale e mantenere saldo il principio che lo guidava: nessuno doveva sentirsi straniero. In molti ricordano la sua disponibilità e la capacità di passare dalle parole ai fatti, come quando durante il Covid distribuiva personalmente i pacchi alimentari.
Nel 2017 il Comune di Bergamo gli aveva assegnato la medaglia d’oro «per aver trasformato la parrocchia in un laboratorio di integrazione, nonostante le minacce e lo scherno».




