Biondi immobiliare

Carlì, al secolo Carlo Rota, classe 1933, ieri sera è partito per l’ultima sua transumanza diretto ai Campi Elisi. Ha lasciato quaggiù, nell’antica dimora rurale di Fiorinello, avvolta in una verde radura sul ripido versante a prato stabile in prossimità della contrada Bustoseta, a ponente della chiesa parrocchiale di Locatello, quattro figli e la moglie Carmela, la quale, solo pochi anni or sono, con lo sguardo e le mani aperte verso il Resegone che incalza occidente, esclamò: “La vita è un grande sogno”. Nei suoi occhi, però, c’era una dolce malinconia e fors’anche la consapevolezza degli impareggiabili sacrifici costruiti giorno dopo giorno, con fatica. Non sappiamo se Carmela abbia inteso realizzato quel sogno, oppure se sia rimasto nelle sue aspirazioni, ma c’era tanta serenità in quelle parole, espressioni di una pace interiore.

Nella piccola stalla adiacente alla casa, Carlì ha lasciato quaggiù anche tre vaccherelle, che chiamava ciascuna col proprio nome, e una decina di caprette, addomesticate con le caramelle alla menta. È tutto ciò che gli era rimasto della sua ricca bergamina di un tempo, quando si spostava regolarmente dal monte al piano con gli armenti e mattina e sera mungeva a mano oltre cento vacche. Ma di Carlì facciamo tesoro soprattutto dai suoi insegnamenti, professati con la vita e nel comportamento quotidiano, mai imposti, frutto di una particolare e irripetibile relazione personale con l’ambiente circostante misurato a passi.

Carlì ci ha insegnato che bisogna parlare con gli animali, perché anch’essi sono esseri sensibili, che il latte non va maltrattato, ossia pastorizzato, bensì rispettato fino in fondo, accompagnandolo nella magica trasformazione in formaggio durante la cagliata. Più volte mi è capitato di osservarlo, mentre con la basla l’accarezzava, entrando in profondità nella pasta appena consolidata con tagli obliqui, lenti, leggeri, circolari. come per non farle male, favorendo la fuoriuscita del siero e la sua frammentazione in un’infinità di parti di varia grandezza, in relazione al prodotto caseario che intendeva ottenere. “Bisogna aver fretta nella stalla, non nella casèra”, affermava Carlì perché la lavorazione del latte richiede pazienza, garbo e, anche qui, occorre saper dialogare con il latte, per coglierne la sua vera essenza.

Carlì sapeva dialogare con il mondo circostante, col sole e con la luna, col bello e il brutto tempo, con l’erba del prato e il fieno nella stalla, con la foglia del bosco e la paglia della lettiera, con le persone e con gli animali, tutti meritevoli, a pari dignità, di attenzione e rispetto. Sono certo che sapesse dialogare anche con Dio, anch’egli immerso dentro il grande sogno della vita, accolto e dichiarato a braccia aperte dalla sua Carmela…

I funerali saranno celebrati martedì 16 dicembre alle ore 15.30 nella parrocchiale di Locatello

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Antonio Carminati

Direttore del Centro Studi Valle Imagna

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