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Tzvetan Todorov (1939-2017) ha attraversato frontiere tra paesi, lingue, culture, e con la sua opera ha facilitato lo stesso passaggio ad altri. “Vita da passatore” definiva la sua, traghettatore tra campi disciplinari diversi, un vivere più vite in una. “Preferisco occuparmi degli individui piuttosto che delle collettività, non mi fido delle grandi parole, cerco di sapere a che prezzo le paghiamo e quali realtà dissimulano”. Il diventare padre ha cambiato il suo filosofare. Accudire un bimbo piccolo nelle sue esigenze gli ha fatto toccare con mano la concretezza della vita e ha segnato la sua uscita dallo strutturalismo. Non analisi formale del testo, distinzioni astratte, ma pensiero e vita in dialogo. Più che struttura, il senso. Non si parla di esistenza senza far riferimento ai valori. Discorso morale il suo, etica dialogica, amore appunto, come il bimbo ci chiede di accudirlo e abbracciarlo.

Dopo la parentesi strutturalista si è accostato a Michail Bachtin, il teorico russo della letteratura, per Todorov un maestro. L’identità ha bisogno dell’alterità, l’altro è indispensabile per conoscere sé, ma l’alterità è affondamento dell’io, ci conosciamo introiettando lo sguardo dell’altro. Io e Tu ma in posizione asimmetrica: noi vediamo gli altri per quel che gli altri non vedono di sé, l’altro ci vede in quel che non vediamo. In dialogo, come Socrate amava ripetere: la verità è nel dialogo.

Un’opera lo rese celebre “La conquista dell’America (1982). Todorov si fa narratore di una storia esemplare, che è storia morale. L’europeo a contatto con l’altro. E’ un racconto esemplare per capire la conoscenza e l’amore per l’altro. Due figure storiche sono state emblematiche, portatrici di visioni opposte: il domenicano Bartolomé de Las Casas e l’umanista Sepùlveda.  Discussero se gli indiani fossero esseri come loro. L’argomento fu assegnato dall’imperatore Carlo V che volle riunire filosofi e religiosi a Valladolid. Il vescovo Las Casas li difese: sono come noi, sono cristiani inconsapevoli, hanno gli stessi diritti nostri, tutti chiamati alla salvezza, Cristo è morto anche per loro.  Sepùlveda era di tutt’altro parere: sono diversi, noi spagnoli siamo superiori, loro all’ultimo gradino vanno inseriti così nella società, schiavi da educare anche con la violenza. Il primo faceva appello al generico messaggio morale del Cristianesimo, il secondo guardava più realmente alle differenze che di fatto c’erano tra gli uomini, e quindi tra esseri del Vecchio e del Nuovo Continente.

Todorov ne fa della controversia un modo di conoscere e approcciare l’altro, uno rispettoso il secondo più descrittivo e realistico. Ciò diviene per lui motivo per un’ulteriore indagine, un successivo passo.  Lui che era bulgaro e poi naturalizzato francese, riflette sui totalitarismi che hanno insanguinato il Novecento in “Memoria del male, tentazione del bene (2001). Dice che c’è una dicotomia tra bene e buono. Il primo esprime un ideale astratto il secondo, o morale della simpatia, richiede un gesto pratico. Troppe volte la proclamazione del bene è finita male, si è trasformata in schiavitù, in Stato assoluto che sacrifica l’individuo. Io devo invece essere buono e non pretenderlo dagli altri.

Usa a tal proposito la categoria del soccorritore, categoria rara dice lui. I soccorritori sono quel genere di persone che non lottano per ideali astratti, sono restii ad obbedire alle leggi, ma agiscono concretamente per l’individuo, compiono gesti di solidarietà come furono quelli che sotto il nazismo nascondevano l’ebreo in cantina o gli procuravano documenti per fuggire. Gesti buoni, concreti che spesso sono compiuti con altri, è opera corale che insieme raccoglie diverse qualità. La morale s’incarna in un rapporto dialogico, dove la verità è cercata insieme. L’alterità diventa fondante la mia identità. L’altro è “trasgrediente” il mio essere in quanto esterno, e mi costituisce dalle fondamenta. Tale teoria morale del dialogo è un lavoro di riflessione, di seconda lettura, su quanto Todorov aveva precedentemente elaborato e scritto, un passo ad una visione antropocentrica.

Nelle turbolenze del ’68 fu apostrofato dai colleghi antiumanisti come “beato umanista”. In un mondo che cambiava lui parlava di valori perenni, nella società consumistica di condizionamenti e di alienazione lui proclamava l’umanesimo. Ne parlò. L’occasione gli fu data da un atto di violenza perpetrato su studente di estrema destra, sbeffeggiato e cosparso di ketchup. Scrisse: “Ero nero di rabbia nel vedere che in nome di buoni principi si umiliava l’altro fino a quel punto. Dimostrazione lampante che il fine non giustifica i mezzi o che i mezzi non giustificano il fine”. Lo si tacciava di umanesimo ripescando, in senso negativo, le parole di Pico della Mirandola che definiva l’uomo “sublime creatura di Dio”, “di natura indefinita tra la bestia e l’angelo, facitore di sé e del proprio destino”. Una visione considerata ingenua dai professori antiumanisti nella contemporanea società del benessere.

Con il libro “Il giardino imperfetto”- titolo che evoca una frase di Montaigne “vorrei tanto morire qui mentre pianto i miei cavoli nel mio giardino imperfetto” – cerca di rispondere alle contestazioni al suo umanesimo. L’esistenza resterà sempre un giardino imperfetto. Spiega che l’umanesimo cui pensa si riassume nella parola socievolezza. L’ “io” soggetto e responsabile si trova davanti al “tu” in uno spazio pubblico di azione che raggiunge gli altri e l’umanità intera. La socievolezza costituisce l’io nel necessario rapporto con l’altro. “Tu mi guardi, dunque esisto; io esisto perché tu mi guardi”.  L’identità si costituisce per lo sguardo degli altri che si posa su di noi. L’alterità permette di dissociarmi da me stesso. La socievolezza si associa alla libertà: in quanto “io” fondato sull’identità del “tu” o “l’altro” mi dai la possibilità di mettermi in discussione e di cambiare, di liberarmi anche dai miei condizionamenti interni. Tu mi aiuti ad uscire dal mio cerchio. Rispetto all’adagio della tradizione liberale – “la mia libertà si ferma dove comincia la tua” – Todorov oppone una visione più positiva: “la mia libertà comincia a partire da te”.

Sintesi della relazione di Ivo Lizzola
L’AMORE NELL’ETICA DIALOGICA DI TODOROV
Auditorium Liceo Mascherononi di Bergamo, 25 novembre 2025 
all'interno del Programma Noesis 2025/2026

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