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Sono stato a Brescia per la mostra di Crepax, in Santa Giulia, per una nutrita galleria dei suoi disegni. Guido Crepax, nato e morto a Milano, fu talento eclettico e non solo in grafica e fumetti. Si confrontò con il cinema, i romanzi classici, il teatro e la moda, la pubblicità e l’arte, l’inconscio. Divenne noto il suo personaggio, Valentina, seduttrice avventurosa, non invincibile, a volte vittima e in cerca di luce, consapevole di un corpo che non nasconde ma senza malizie. 

Ogni visita di Brescia ha le sue scoperte. Riscoperta la Chiesa di Santa Maria della carità con l’aiuto dei volontari del Touring Club. “L’associazione è presente qui e, penso, a Bergamo” mi dice il signore anziano, colto e solerte, bresciano di adozione e di Alessandria di nascita.  “Patria di Coppi? Vicino ad Alba?” gli dico per mettere in ordine le mie coordinate geografiche. “Alba è spostata a Ovest, qui siamo alla confluenza di Bormida e Tanaro, prossimi a sfociare nel Po. Coppi veniva dalla provincia, era di Castellania, alessandrino come l’altro campionissimo Girardengo, di Novi Ligure. Non inganni il nome, “ligure”: noi alessandrini siamo piemontesi che guardano a Genova.”

Mi spiega della Chiesa voluta dalla nobile Gambara che nella sua casa accolse ragazze povere e tolse dalla strada per dar loro un’educazione e sistemazione. Nella chiesa si ricostruì una Casa di Loreto, visibile dietro l’altare, tra le prime copie di quella di Loreto e che gli stessi lauretani tennero in conto quando fu distrutta la loro per un incendio. Vennero appositamente a Brescia. Sulla facciata c’è la statua di un angelo che tiene in mano la piccola Casa.

La novità per me oggi è il Giornale di Brescia in Mostra. A Piazza Duomo nel Palazzo Negroboni, un tempo sede del Credito Agrario Bresciano, è stata allestita con foto, video, pagine storiche, pannelli e qualche richiamo agli oggetti di redazione. All’inizio si stampava al Broletto, oggi tutto si svolge nel grande laboratorio di Erbusco insieme con la maggior parte dei quotidiani italiani, Eco di Bergamo compreso.

 Il giornale nacque in un foglio su due facciate, all’indomani della Liberazione, il 27 aprile 1945. Non ha la vetustà dell’Eco di Bergamo che vanta la nascita ancor prima del Corriere della Sera. Il nostro fu la risposta del movimento cattolico, in competizione con i movimenti anarchici e socialisti, ai problemi delle masse operaie e contadine di fine Ottocento. Il Giornale di Brescia è nato sullo slogan “Brescia libera”, per la ricostruzione morale e materiale di una città sfasciata dalla guerra.

Si ripercorrono nella Mostra gli eventi nazionali e quelli locali, i gesti di solidarietà davanti alle catastrofi del momento, i momenti gioiosi e dolorosi come l’elezione a Papa di Giovanni Battista Montini e la strage di Piazza della Loggia. Giornale di un territorio con vocazione industriale, una città che si è modernizzata nella viabilità, un Termoutilizzatore all’avanguardia, di Brescia multietnica nonostante il calo demografico in linea d’altronde con le altre città. Brescia oggi punta al turismo, specialmente dopo il riconoscimento con Bergamo di Capitale della cultura.

C’è una carrellata di fotografie di personaggi di successo, di rilievo nazionale e internazionale, come  il raffinato pianista Arturo Benedetti Michelangeli, il filosofo ribelle Emanuele Severino, il democristiano del cambiamento impossibile Mino Martinazzoli, il “banchiere di Dio” Giovanni Bazoli che nella strage di Piazza della Loggia perse la cognata, l’industriale Lucchini, il ciclista Michele Dancelli compagno e avversario di Gimondi, l’allenatore romano di Brescia Calcio Mazzone che portò e tenne la sua squadra in serie A, il cardinale Bevilacqua, intellettuale riformatore e amico di Montini.

Brescia è stata all’avanguardia nel campo della stampa e della cultura cattolica, basti ricordare le case editrici La Scuola, Paideia, Queriniana, Morcelliana, l’istituzione di una sede dell’Università Cattolica e le riviste che sono nate come Humanitas e Scuola Italiana Moderna.  A quest’ultima è dedicata una sezione al Museo Santa Giulia. Brescia e Bergamo, in competizione e alleate. Chi meglio del nostro vescovo avrebbe da dire, lui nato e operante a Brescia fino alla nomina vescovile e tuttora infaticabile visitatore delle parrocchie piccole e grandi della nostra diocesi?  

Brescia mi è parsa tranquilla, discreta, ordinata, pulita, forse più della nostra, chiassosa di turisti  in Città alta, con gli aerei che si alzano o atterrano ad ogni ora, parcheggi che occupano campi e ortaglie di un tempo.


La rubrica è diventata un libro

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