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Non contempliamo più nulla che possa sfuggire al nostro controllo

coronavirus

Facebook ore 9.00: foto di un utente che dice di essere a casa in ferie per precauzione. Mezz’ora dopo un link rimanda alle ordinanze dei sindaci con l’elenco delle misure da adottare per evitare l’espandersi del morbo del coronavirus.  Ore 11: al bar sotto casa si parla di governo incapace: “Bisognava chiudere le frontiere, stazioni, porti, aeroporti“. E dulcis in fundo arriva la battuta dell’anziano in fondo al bancone: “Con tutto lo schifo di extracomunitari che abbiamo qui“. Strano però che nessun italiano con sindrome da psicosi per il Covid-19 sia totalmente asettico di fronte alle migliaia di clienti che ogni sera (ma anche di giorno) frequentano “signorine” in locali o case private delle quali si sa poco o nulla per non parlare dei “ospiti” che si susseguono. Ma si sa, certi impulsi hanno le deroghe da 2000 anni a questa parte.


E ora veniamo ai numeri (dati alla mano) del coronavirus: l’80% dei contagiati guarisce con raffreddore o lieve febbre; il 18% se la cava con febbre forte e solo nel 2% dei casi avviene il decesso. Gli stessi addetti ai lavori e medici in TV che sui giornali dicono di prestare attenzione e usare qualche precauzione in più, reputano il Covid-19 molto meno aggressivo della Sars, arrivata a fine anni 90 e con decessi al 10% sui contagiati totali.
Cosa è cambiato dagli anni della Sars ad oggi? Siamo forse diventati ipocondriaci all’inverosimile. Non contempliamo più nulla che possa sfuggire al nostro controllo. Abbiamo maturato la consapevolezza di avere il diritto alla salute piena fino a 150 anni (e con annessa pensione rivalutata). Vorrei ricordare che il sistema sanitario nazionale è del 1972, il primo antibiotico del 1930, chi vi scrive ha i genitori classe 52 e 57 che sono nati in casa e non in ospedale, con tutti i rischi connessi alla cosa. Per carità, non voglio indurre a pensare che si risolve tutto con l’omeopatia, ma le malattie, i virus, e compagnia cantante sono sempre esistiti. E purtroppo ogni tanto si muore. Perché è semplicemente la vita.