L’anno si è aperto con un lutto che ha toccato più comunità giuseppine, dall’Italia all’Albania. Si è spento domenica 4 gennaio padre Bartolomeo Rolfo, per tutti don Berto, sacerdote giuseppino del Murialdo, educatore e missionario, punto di riferimento per generazioni di giovani. I funerali sono stati celebrati lunedì 5 gennaio alle 14.30 a Pinerolo. Aveva 90 anni.
Don Berto era nato a Pocapaglia, nel Cuneese, a pochi chilometri da Bra. Il suo percorso è stato segnato da una scelta precoce: l’ingresso, ancora alle medie, nel seminario dei Giuseppini a Santo Stefano Belbo, sostenuto dal parroco del paese. Dopo il noviziato e gli studi teologici, arriva l’ordinazione sacerdotale nel 1964. Amava ricordare di essere “un prete del Concilio”. Parallelamente agli studi ecclesiastici consegue la laurea in pedagogia all’Università di Torino e una specializzazione in psicologia, dedicando gran parte della sua vita all’insegnamento.
Educare è stata la sua vera missione. Prima nelle scuole, poi come parroco per otto anni al santuario torinese di Nostra Signora della Salute, quindi, a Valbrembo negli anni Ottanta è stato preside e insegnante nella Scuola San Giuseppe. A partire dai 60 anni, accetta di essere missionario in Albania. All’indomani della caduta del regime comunista, parte per Fier, dove i Giuseppini danno vita a una delle esperienze educative più apprezzate del Paese: una scuola professionale capace di offrire competenze e futuro a centinaia di ragazzi e ragazze, contrastando emigrazione e marginalità.
Il suo stile restava fedele al motto murialdino, «fare e tacere»: poche parole, molti opere. In Albania come in Italia ha lavorato accanto ai giovani più fragili, convinto che il silenzio, accompagnato dai fatti, potesse essere più eloquente di ogni discorso. Rientrato in Italia negli ultimi anni, viveva nella comunità murialdina di Pinerolo, senza mai smettere di sentirsi legato all’Albania.
Resta l’eredità di una vita spesa lontano dai riflettori, ma profondamente incisiva. Un’esistenza coerente, segnata dall’umiltà, dalla cultura e da una spiritualità concreta, capace di lasciare tracce durature nelle persone incontrate lungo il cammino.




