L’Occidente, che ormai possiamo dire uccidente, è diventato allegoria di annichilimento, non solo per piogge di bombe o ambiente in degrado. Nel nome di occidente evapora l’amore e insieme la disciplina che l’incorpora nel nome, filo-sofia, passione o gusto del sapere. Nell’amore piuttosto si cerca la relazione per il proprio godimento; e nella filosofia viene meno la meraviglia (zauma) che spinge e muove fuori di sé, sostituita dal calcolo, la prevedibilità. Viviamo in un’età della tecnica in cui l’ontologia diventa nichilismo, relativismo, oblio dell’essere e l’ente è l’utilizzabile per una volontà di potenza.
Ripercorriamo invece il sapere dei classici. Nel Simposio Eros si dà come ente mediano, tra l’insipiente che non sa e il dio che tutto sa, così come Socrate sa di non sapere e perciò sempre in movimento, alla ricerca. Platone che pur rimprovera i poeti e li giudica cattivi maestri della gioventù quando mostrano divinità in preda a passioni e pronti a inganni, si avvale della retorica del mito. Nel mito della caverna (Repubblica VII) Platone racconta del prigioniero incatenato che si libera e si volge alla luce; risale per capire e ridiscende per liberare. Nella stessa Repubblica il protagonista Socrate, filosofo per eccellenza, scende al Pireo dall’Acropoli a discutere di giustizia e di governo e riguadagna alla fine l’alto per riprendere il suo cammino di riflessione. La nascita di Eros nel Simposio è l’argomento del discorso di Socrate tra i convitati. Narra del carattere del demone, né dio né uomo, concepito da Poros, dio di risorsa e pienezza, e da Penia, che incarna la penuria e il bisogno e quindi pronta ad approfittare del dio ubriaco. Eros incarna la ricchezza e l’espediente. (Un parlare di Dio che scandalizzava Spinoza: Dio che ama? mosso da desideri ed emozioni? Scandalo che riguardava direttamente il Dio cristiano: secondo il filosofo olandese Dio non può essere in movimento, costretto a passare dalla potenza all’atto).
Invece il filosofo è come l’innamorato, brama e è in movimento. Non però per potenziare semplicemente se stesso, l’Io minacciato dall’altro (Sartre). Non seguendo la molla del vivere sociale che, come diceva Adam Smith, è sempre alle prese con bisogni e appagamenti reciproci, tra le offerte del fornaio, macellaio o birraio, sotto l’invisibile mano dell’interesse e del mercato.
L’amore è nella relazione, l’esperienza di due vissuto in uno, uno nel rispetto dell’altro. Né Eco che ripete semplicemente e si annulla e non si sa più chi è; né Narciso che vede solo sé stesso, di sé s’innamora e muore. “Vi è più egoismo che amore nel mondo” (La Rochefoucauld). Invece l’amore è desiderio di realizzarsi, insieme all’altro e non a discapito suo. La relazione è atto di donazione, non voglia di comando. “Più ti do più ho” dice Giulietta a Romeo (Shakespeare); e Agostino, secoli prima, “volo ut sis”, voglio perché tu , e non io soltanto, sia. Difficile tale relazione nella logica consumistica come ben dipinge Magritte in Gli amanti (1928): si baciano ma hanno il volto coperto. L’amore nella società liquida è diventato liquido esso stesso (Zygmunt Bauman).
La vera filosofia rifugge dall’efficientismo acefalo, non è fatta per produrre, non è serva ma libera; deve condurre verso l’alto, verso Dio, “s’india” diceva con un neologismo Dante a proposito dell’angelo che stà al cospetto di Dio. La filosofia come l’amore non è moda che a tutti promette la stessa originalità (Simmel).
L’amore accade, è un inciampo, sovverte, è miracolo, “quel non so che” (Stendhal). E’ incontro tra individui, lui o lei unici, ognuno unico con la promessa di unicità. La filosofia è realtà dell’essere, struttura della cosa, l’eterno colto nel movimento del proprio tempo storico. Contro l’aria che tira. “Ahimé!, diceva Hegel, siamo poco propensi a ricercare la verità”; più propensi a diventare dei don Giovanni che vivono per l’istante e non dediti alle scelte, giorno per giorno, come è costretto a fare il padre di famiglia (Kierkegaard).
L’amore è fatto per consolidarsi e non invecchia: “ancora tu” cantava Lucio Battisti. “Ti amo perché ho bisogno di te” (E. Fromm). L’amore è generativo, procreativo nel corpo e nell’anima, in controtendenza rispetto all’inverno demografico della nostra società dove non si fanno figli e non si sa più a chi tramandare il proprio passato e si resta senza passato. E la filosofia si rimpiazza con la chiacchiera e le vuote novità. Nasciamo in comunità, la famiglia è la prima forma di eticità, ci spinge il desiderio di unità e lo viviamo nel figlio, che aiuta a superare le scissioni. L’unità è la vocazione filosofica, oltre i saperi parziali e l’amore si accompagna alla filosofia. Non lasciamoci tentare da un mondo nichilista. La filosofia ci eleva sul feriale, è domenica di vita, guarda alla totalità, trascende l’empirico per l’eterno.
Sintesi della relazione di Diego Fusaro
ELOGIO DELL’AMORE (E DELLA FILOSOFIA)
Auditorium Liceo Mascherononi di Bergamo, 27 gennaio 2026
all'interno del Programma Noesis 2025/2026




