Qualunque cosa succeda è un’emergenza o un risultato straordinario a seconda di chi ne parla e del perché ne parla. Domenica abbiamo subito archiviato lo straordinario risultato di aver somministrato 10.000 vaccini al SAR-CoV-2, effettivamente non proprio una disfida sovraumana che però abbiamo brillantemente superato, per buttarci a capofitto nell’emergenza neve a Bergamo. Ovvero una normale nevicata di 30 centimetri alla fine del mese di dicembre.

Chi deve comunque uscire per lavorare lo sa, traffico in questi giorni sulle strade non ce n’è. Niente di paragonabile al già scarso traffico del ponte di Natale di un anno ordinario. Perché siamo in zona arancione, secondo il semaforo del Governo che dovrebbe tenere a bada la diffusione del virus, e quindi dal Comune di residenza ci usciamo solo per ragioni di lavoro. Nonostante questo ieri sembrava l’apocalisse.

A ben vedere, a parte l’asse interurbano che merita un discorso a se stante, tutte le foto che sono passate sui social mostravano sì strade sporche, ma senza traffico. Anche il povero autobus di traverso in centro a Bergamo sembrava solo come la particella di sodio nella famosa acqua minerale della pubblicità. Niente di grave quindi? Mica tanto, orde di smartworker si sono precipitati con il loro smartphone (nella neolingua è tutto intelligente, avete notato?) fino al vialetto condominiale per denunciare l’emergenza neve a Bergamo con toni, nientemeno ovviamente, apocalittici.

Comunque bene, almeno si sono distratti dalla Covid per 24 ore. Farà bene al loro equilibrio mentale, vittime come sono di una pandemia e di una infodemia contemporaneamente. Ma questo è un altro discorso per un altro articolo, segnatevelo.

Dicevamo che insomma ieri alla fine non è successo niente, salvo che sull’asse interurbano nel tratto che da Curno si incunea nell’Isola bergamasca. Le gioie della spending review degli anni in cui ce lo diceva l’Europa hanno smontato la struttura dei cantonieri provinciali, preposti alla gestione e manutenzione delle strade provinciali, per regalarci il servizio di appaltatori privati, pubblicani avrebbero detto i romani, preposti alla pulizia delle importanti arterie in caso di neve. Risultato? All’appello si è presentata una frazione dei mezzi contrattualizzati, con il risultato che alcuni poveri malcapitati hanno trascorso sei ore in galleria a Bonate Sopra in attesa che si liberasse la strada dai mezzi pesanti intraversati.

Questa ormai è andata, ma cosa impedisce che il fattaccio si ripeta? Nulla, perché la burocrazia è perfetta e infallibile. Se poi i concessionari, più bravi a vincere le gare che a lavorare, mancano ai loro impegni contrattuali non c’è alcun modo di assicurarsene prima della spiacevole sorpresa. Il brivido della sorpresa, insomma. Pure gratis, già tutto pagato con le tasse. Siamo fortunati oppure no?

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