Questa sera, vorrei condividere alcuni pensieri che mi inquietano. So bene di camminare sul filo del rasoio, non posso però sottrarmi a questa riflessione. Premetto che gli aspetti che gli aspetti tecnici e quelli della riflessione etica e morale in questa materia, li lascio a coloro che da molto tempo si occupano di tali questioni. Vedete, qualche tempo fa, quando si parlava di eutanasia, si discuteva sul modo con il quale accompagnare le persone alla morte. Tutti sappiamo che eutanasia significa buona morte. Precisamente sull’aggettivo “buona” vorrei proporre la mia riflessione. Che cos’è buono per la nostra vita? Onestamente devo dire che in via di principio non lo so, dipende da quello che viviamo e facciamo, dalla nostra cultura di riferimento, dai condizionamenti culturali e mediatici, da molte cose, dagli incontri, dalle esperienze, da dove e quando siamo nati.

Il mio non vuole essere relativismo, ma sfido chiunque a dare una definizione a priori di ciò che è buono, di ciò che è bene. Per quanto riguarda la vita però, c’è qualcosa che dimentichiamo: non è producibile, al massimo – attraverso la tecno-scienza – è riproducibile. Rimane, nel fondo della nostra esistenza, ciò che noi non abbiamo scelto, e la nostra corporeità è segno concreto di ciò che noi siamo e, nello stesso tempo, di ciò che siamo chiamati a essere nonostante noi stessi. Il tragico di questa situazione è che quella radicale passività non apparirebbe in tutta la sua bellezza e brutalità se non la vivessimo in modo attivo. Persino il suicidio è un modo di vivere la vita che ci è data, c’è un agire del singolo che lascia sempre spiazzati, e l’origine di questo agire è qualcosa di imprevedibile, sempre inspiegabile. Onestamente è questo che non comprendo. Perché occorre fare una legge sul suicidio assistito, che non è una legge sulla buona morte? Che cosa si cela dietro a questa intenzione?

Onestamente non ho risposte immediate, medito da qualche anno su queste dimensioni della vita. Diversa è la posizione di dj Fabo dal tentativo del padre di Eluana Englaro. Sono diventati eroi, ma di cosa? E tutti coloro che li seguono, si sono domandati che cosa effettivamente desiderano? Chi può dare la vita, chi può toglierla? Chi può comprendere sino in fondo i motivi del dare la vita o toglierla? Certo, si fa riferimento alla libertà di scelta, ma per cosa si sceglie? Su ciò che non è mai stato e mai sarà a nostra disposizione? Badate bene, non voglio giudicare nessuno, io non so come reagirò a una mia futura infermità. Però la destinalità della vita ci è data con la vita stessa, nessuna legge, nessuna tecno-scienza darà mai una risposta a questa dimensione tragica, la sofferenza, la morte, sono date da sempre insieme alla vita, non c’è scampo.

Se questo abbia un qualche senso è difficile da dire. Se anche volessimo mettere in gioco Dio, tutto ciò rimane un enigma, e il cristianesimo lo conserva come tale, tant’è che anche Dio lo vive. L’unica cosa che mi sento di dire è questa: rispondere a tali domande con un referendum che lascia nascosto l’origine del problema, facendone solo una questione legale, beh, la trovo poco rispettosa anche per coloro che cercano un suicidio assistito. Continuo a pensare che coloro che muoiono abbiano bisogno di essere riconosciuti come uomini e donne che stanno vivendo una dimensione ineliminabile della vita umana, che deve essere accompagnata e riconosciuta. Coloro che combattono per il diritto al suicidio assistito, si rendono conto del punto di non ritorno a cui puntano?

Se sì, credono veramente che l’assoluto relativo che ogni uomo e ogni donna è, verrà sostanzialmente occultato da una coltre di finta pietà che elimina in un gesto il relativo, ma anche l’assoluto che tiene in piedi la nostra cultura? Dove stiamo andando? La dissoluzione del tragico attraverso una pastiglia o un’iniezione è la fine del mistero della libertà dell’uomo. Lo dico in punta di piedi, consapevole che quando toccherà a me, dovrò scegliere perché nel mio vivere la sofferenza e la morte, io salvi ciò che mi sono trovato splendidamente a vivere senza averlo chiesto. So bene però, che il marketing della paura del fine vita è aperto, venite gente, venite! Vi insegnerò a dimenticare il mistero della vostra origine e a illudervi che è giusto abbandonare questo mondo quando lo vorrete. Dentro i centri commerciali troverete in futuro la migliore offerta, anche per coloro che percepiscono 400 euro di pensione.

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