Dopo il signor GianMaria, anche la signorina Maddalena pare in difficoltà a sostenere la prova orale della maturità. Che dire, poveri ragazzi. Figli di uno Stato e una politica che non li capisce, non li sostiene. Non gli dà l’opportunità di fare quello che vogliono nei loro modi, tempi e idee giornaliere, le quali sono labili e variabili come il meteo. Insomma pare che per gli adolescenti italiani il problema è lo Stato. L’istituzione “scuola” non pare in grado di stare dietro a tutte le loro problematiche odierne, non riesce a realizzare i loro sogni e le loro aspettative.
Come si può fare? In che modo la politica o un qualsiasi ministro dell’istruzione può riuscire a districare questa matassa? Il rifiuto del giudizio e del voto pare stia diventando un tema politico da mettere nella prossima interrogazione parlamentare. La cosa assurda è che non ci sia uno straccio di politico addetto ai lavori che prenda una posizione netta, chiara inequivocabile contro questo “populismo scolastico” di una scuola che pare debba assomigliare ad un parcheggio per adolescenti. Si dovrebbe ricordare ai ragazzi che dopo la scuola c’è un mondo del lavoro che non guarda in faccia a nessuno.
Siamo 8 miliardi sul pianeta in un contesto di economia globale per cui il sostentamento personale che viene dal lavoro passa anche dalla scuola. Chi ha livelli bassi di istruzione non può avere accesso a mansioni e retribuzioni di un certo livello e di conseguenza anche la qualità e il benessere della vita ne risentiranno. Poi è chiaro, c’è chi è ricco di famiglia e se ne può fregare (tanto mamma e papà mettono la carta di credito sul cellulare del figlio), ma solo una minima parte se lo può permettere.
Per tutti gli altri che rifiutano la competizione dei voti e i giudizi il mercato e i colloqui di lavoro futuri non avranno pietà di loro, perché è così che va il mondo. Domanda ed offerta. Nessuno Stato al mondo può avere la capacità organizzativa (ma soprattutto economica) di creare una scuola ad personam per ogni studente. Al contrario, è lo studente che deve imparare ad adattarsi all’insegnante, ai compagni di classe e al mondo che lo circonda. È la capacità di adattamento alle diverse situazioni che fanno la maturità di una persona, sia a scuola che sul lavoro e in altri contesti. Il rifiuto totale di tutto quello che non piace è solo un vicolo cieco che non porta a nulla.
Chi vuole una scuola che protegga i ragazzi da tutto non fa che aumentare le loro problematiche per quello che ci sarà dopo la scuola. Al contrario, deve essere una palestra di vita, dove si prendono delusioni e schiaffi anche immeritati, perché è quello che sarà la vita dopo di essa. Chi pensa che la scuola debba essere una cupola di vetro dove i ragazzi debbano essere protetti non fa che creare una bolla illusoria verso i ragazzi più fragili, i quali poi dovranno fare i conti con la realtà che c’è fuori, che non è fatta su misura per nessuno.



