Una “tribulina”, sulla via Palma il Vecchio a Bergamo, rifatta insieme al Triangolo. Il tema è l’Annunciazione. Il colore dominante è l’azzurro, colore mariano. L’angelo ha un fiore in mano. Le due figure ravvicinate danno l’idea di uno scambio tra amiche. Alla porticina laterale della Chiesa di S. Alessandro, su lato di via Borfuro, sulla lunetta è scolpita un’annunciazione: la Madonna, sorpresa in lettura meditativa, si volta alzando lo sguardo al cielo, le mani incrociate sul petto, in ascolto.

Nella Chiesa di S. Leonardo una raffigurazione di Maria con il bimbo Gesù e sotto il Santo di Somasca, Girolamo Miami raccomanda i suoi orfani che gli sono intorno. Svetta sulla Chiesa delle Grazie la madonna dorata, emula della madunina di Milano. Ai piedi la mezza luna, il capo contornato da stelle, le mani protettrici sulla città. Sul portale dell’entrata ancora lei, l’eletta, è al centro di una corona di giovani coetanee oranti in un campo di gigli. Qualcuna canta, qualcuna accompagna con lo strumento.

La deposizione nella Chiesa di San Leonardo

Nella Chiesa di Santo Spirito passo davanti al Polittico del Bergognone: la colomba divina in un’aurea luminosa su Maria e gli Apostoli, lei in posizione elevata, ammantata di blu, guida la preghiera comune. In un altro altare laterale uno sgargiante Lotto presenta la Madonna e quattro santi: il bimbo nelle sue braccia è serioso, indica col ditino l’alto e la boccuccia in atto di ripetere con la sua vocina la parola che la mamma ha suggerito: ! Sotto il trono, incurante di ciò che lo circonda, il più grandicello cuginetto, Giovanni Battista, avvolge con un braccio l’agnellino, compagno di giochi, e con l’altra mano tiene lo stiletto della croce, semiavvolto in un panno nero.

Esposta alla devozione dei fedeli, prima dei gradini del presbiterio, è la statua icona della festa che conosciamo dalle onnipresenti grotte di Lourdes: in vestito biancoceleste, la corona di stelle, le mani giunte, lo sguardo al cielo, il piede che schiaccia il serpente tentatore. In un’altra tela del pittore veneziano Giulio Carpioni la madre di Gesù è ai piedi della croce. Il corpo cinereo di Gesù si appoggia sul suo fianco, la mano penzola sul ginocchio di lei. Allarga le braccia nel momento della prova, affidandosi all’aiuto che viene dall’alto.

Edicola mariana in zona Triangolo

Una tra le quasi trenta raffigurazioni di Maria nella Chiesa mariana per eccellenza, di Città alta, è un affresco dell’originale edificio, prima che si rivestisse di stucchi barocchi. E’ sulla parete d’entrata da Piazza Vecchia: la madre con il bambino, assisa su un trono regale, il capo inclinato dalla parte del bambino Gesù che la guarda fiducioso. E’ madre affidabile. Curiosa e naif è la scena scolpita sopra una vecchia uscita di servizio, ora chiusa, verso il Duomo: la puerpera confortata sul letto mentre altre donne di casa si occupano del bimbo.

La sua immagine cambia nella storia: prima è quasi confusa tra le donne al seguito di Gesù, balza in primo piano con il titolo impegnativo Teotokòs, madre di Dio. Si è nel pieno delle controversie cristologiche e trinitarie dei primi secoli. Soppiantava i culti pagani della Grande Madre. Nel Medioevo si fa confidente e protettrice, come la presenta Dante. Nella modernità è vergine e donna, “Immacolata” la definisce il Concilio Vaticano I. Nei nostri tempi diventa amica e confidente, compagna e guida. Madre della Chiesa l’ha dichiarata Paolo VI. L’arte la reinterpreta, le dà concretezza e attualità. Bastano sprazzi di vita, qualche gesto, poche parole, e il cuore dell’uomo si è nutrito per secoli.

Lorenzo Lotto nella Chiesa di Santo Spirito

 

La statua dell’Immacolata

 

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