Il vento costringe a ripiegare verso l’interno, dal Lago di Lecco in località Valmadrera verso la Brianza, mentre fanno festa i surfisti che attraversano veloci lo specchio d’acqua. Ci proteggerà il gruppo montagnoso del triangolo lariano che fa capo al monte San Primo, ostacolo di fiumi e ghiacciai che modellarono il Lago secondo una filastrocca che si sene da queste parti: “El Lac de Com / l’è come un om/ un pé a Lèc e l’altro a Còm”. “A Erba – mi dice il signor Bruno che nella vita ha operato nel settore agroalimentare – il sottosuolo è ricco d’acqua. Da noi passa il Lambro, fiume che spesso minaccia Milano nelle piene. D’altronde dove dovrebbe andare?

Ho visitato la chiesa di Sant’Eufemia, una delle più antiche di Lombardia. Risale al V secolo, all’indomani della fine dell’Impero romano (476 d.C.). Dai recenti scavi del 1994 è stato ritrovato l’antico battistero, una vasca quando il battesimo si faceva per immersione. La chiesa faceva da pieve o chiesa madre, per un’ampia zona. Aveva una cripta e si accedeva attraverso una scala. Dedicata prima a San Giovanni Battista poi a Sant’Eufemia, martire greca della persecuzione di Diocleziano, cui si aggiunge la nominazione di contrada, Sant’Eufemia di Incino.  Tra le poche cose rimaste all’interno il grande Crocifisso ligneo del XVI secolo con dipinta la figura di Cristo di stile giottesco

Si trova una vetrina che ricorda il conterraneo Aristide Pirovano.  Bruno mi dice che la popolazione lo ricorda, sul finire dell’ultimo conflitto bellico, a braccia alzate per proteggere i nazifascisti che si erano arresi.  Lui che aveva conosciuto il carcere per le sue simpatie partigiane aveva favorito la fuga di giovani minacciati da reclutamenti o richiami di leva, verso le montagne vicine. La sua possente statura gli dava un’aura ieratica. Finì come missionario del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), in Amazzonia. Di ritorno a casa raccontava dei serpenti che mangiava: “assomigliano alle nostre anguille”. Divenne Vescovo e Superiore della Congregazione. Magnifica la chiesa di Sant’Eufemia fuori, con la sua piazzetta; pensare a come si è conservata. L’imponente campanile è del XII secolo, il secolo delle città comunali, della Lega Lombarda, dell’Imperatore Federico il Barbarossa. Prima era staccato con una chiesa più piccola, poi si trovò congiunto. Trentadue metri di altezza, in parte materiale di ricupero da edifici romani, in parte di ciotoli di fiume, ornato da monofore, bifore, trifore in progressione verso l’alto.

Cosa mi dice di Ponte Lambro?” nome che mi frullava in testa che associavo a Milano e che invece è qui. “Niente di speciale. La chiesa non è certo come la nostra prepositurale”. Eppure era un ponte storico, dove passava la strada romana che metteva in comunicazione Mediolanum (Milano) con Bellasium (Bellagio) e che più o meno seguivano gli spalloni per il contrabbando in direzione del confine svizzero. Erba, 16.000 abitanti, per tanto tempo di notevole industria del ferro. Era il tempo dei  tirabagia, gli operai addetti a governare e dirigere la barra incandescente che passava di laminatoio in laminatoio e poi lavorata e piegata secondo le richieste. Né mancava il tessile, come la Manifattura Trezzi con a portata di mano un torrente già consistente d’acqua.

Davanti a noi si è appena svolto, sulla piazza del vecchio Mercato, la festa di carnevale con bambini, genitori e insegnanti. Domani sarà giorno delle Ceneri o inizio della Quaresima. Usanze che fortunatamente persistono in provincia.


La rubrica è diventata un libro

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