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E’ il periodo ideale per visitare Milano (e Milano romana) nella settimana di Ferragosto dopo un acquazzone provvidenziale che tempera l’afa e inaugura il declino dell’estate secondo il detto nostro temporal d’agost el rinfresca ol bosc. La città è in ferie. Non ci sono problemi di parcheggio né di sorveglianti in circolazione. La donna delle pulizie scherza ad alta voce con l’inquilino. Un uomo finisce la sua brioche comprata all’angolo al tavolino del bar chiuso. Vien voglia di salutare la signora sulla panchina dei Giardini pubblicied io posso indugiare in mezzo alla strada per fotografare il Palazzo Serbelloni.

Siamo qui per la Milano romana, spostata verso il Castello Sforzesco rispetto all’attuale centro. Il Duomo avrebbe occupato il limite orientale delle mura romane. Milano diventò importante con Giulio Cesare, il conquistatore della Gallia, quando l’impero si stava espandendo a nord. Allora si guadagnava il potere con un esercito fedele. Mediolanum, città “posta in mezzo”, si trovò ad essere strategicamente e amministrativamente rilevante.

Punto di riferimento da cui partire alla scoperta della Milano romana è il Museo Archeologico dove c’è  quel poco rimasto in piedi: una torre esagonale che faceva parte della cinta muraria e un’altra quadrata, a pochi metri di distanza, che segnava la partenza della corsa delle bighe. Qui il circo occupava un tracciato di mezzo chilometro e aveva le tribune su ambo i lati.  Appartengono invece ad edifici andati distrutti le colonne che si vedono davanti alla Chiesa di San Lorenzo verso Porta Ticinese.

Quando Milano divenne città imperiale, alla fine del III secolo d. C. aveva bisogno del Palazzo della corte e degli edifici pubblici indispensabili come l’anfiteatro e il circo, luoghi dove l’imperatore celebrava le sue imprese e i trionfi, acclamato dal populus.

Milano fu scelta come capitale perché era vicina ai fronti minacciati dagli inquieti popoli del Nord. Era meglio governabile rispetto a Roma, dieci volte più popolosa. Diocleziano pensò di dividere l’impero e assegnò questa parte ad un altro generale, Massimiano che s’insediò a Milano e l’abbellì.

Il plastico che si trova nella prima sala del Museo mostra una città circondata d’acqua, che scorreva nel fossato a protezione delle mura. L’acqua era la via privilegiata per il trasporto delle merci e veniva dall’Olona, dal Seveso e dal Lambro, tutti fiumi che oggi nei momenti di piena creano grossi problemi, compressi come sono sotto la colata di cemento delle case.

Negli scavi per la metropolitana sono venuti alla luce molti reperti. Ci sono le statue delle divinità, di eroi, di personaggi storici. Più guardingo appare lo sguardo dell’imperatore Massimiano, impegnato in continue campagne militari, più speranzosa quello di Agrippina, moglie di Claudio e madre di Nerone. Si rivelò di fatto ambiziosa e intrigante per assicurare la massima carica al figlio. Fu la reggente quando Nerone era in giovane età ma finì per essere estromessa e spietatamente eliminata allorché si mostrò d’impedimento per i sogni orientaleggianti e megalomani del figlio.

Ci sono pezzi di selciato, affreschi di case private, pavimenti a mosaico ben conservati. Meritano pure un’esplorazione le lapidi funerarie conservate nel chiostro dell’ex Monastero benedettino femminile accanto alla Chiesa di San Maurizio.  Le dediche parlano di fedeltà dei coniugi che si perpetua oltre la morte o di riconoscenza del liberto al suo padrone. Illustrano scene della quotidianità che mostrano il calzolaio seduto al suo banco di lavoro o la maestra che tiene la verga dell’auctoritas.

Milano si agita sul percorso dei turisti che sembrano d’incanto tornati, tra il Castello Sforzesco e il Duomo, in Galleria e lungo Corso Vittorio Emanuele. Ci sono le code per il gelato o davanti a qualche negozio che vende con il 50% di sconto ma non all’entrata del Duomo. Gli abitanti di Milano però sono in vacanza.


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