Giuseppe Mazzini oggi può apparire un eroe in ombra. Sono cresciuto quando il suo nome nel mio sussidiario delle Elementari risuonava con quello di Garibaldi. La sua figura è legata agli ideali patriottici e risorgimentali. Incarna l’idea di nazione che fu al centro dei valori dell’Ottocento. Insieme alla Giovane Italia aveva creato la Giovane Europa, quando lui era esule in Svizzera. La stessa fiamma doveva incendiare i cuori e rivoltarli contro tiranni e monarchi. Sognava una comunione di popoli fratelli e in libertà. Aveva sempre dovuto fuggire. In Inghilterra aveva trovato calore e sostegno. Sognava un’Italia ed un’Europa repubblicana.

Insistette sulla rivoluzione fatta dal popolo e per il popolo contro le trattative, le diplomazie, gli accordi segreti e le azioni di generali e monarchi, di Cavour e di Napoleone III.

Il 1848 fu l’anno delle rivolte. Iniziò Parigi, poi Vienna e Berlino. Risuonarono parole come libertà, uguaglianza, indipendenza, costituzione. A Milano l’odio antiaustriaco esplose il 18 marzo e furono le gloriose Cinque Giornate che cacciarono le truppe di Radetzky. Carlo Alberto di Savoia si era fatto paladino degli ideali di indipendenza e aveva passato vittoriosamente con il suo esercito il Ticino. Garibaldi si era aggiunto con i suoi. Mazzini, che era a Londra, non poteva mancare. “Sento maturi i tempi per l’unità della Patria”. Giunse a Milano in aprile, infervorando, ammonendo, polemizzando.

Dopo il trionfo subentrò l’incertezza, un periodo di sbandamento, con molti leader e idee in competizione.

Arrivò e parlò in Piazza Pontida, da un balcone della casa che si trova sul lato che si chiude su Via Broseta. Giuseppe Mazzini a Bergamo è ricordato da una targa scolorita: “Su questa piazza il 3 agosto 1848 Giuseppe Mazzini milite e alfiere della legione Garibaldi per la salvezza della patria il Popolo a nuovi eroismi incitava”. Incitò alla resistenza: fino alla morte! Questo il significato del gadget che distribuì ai giovani presenti, un anello di ferro con inciso il teschio.

Di lui disse il suo implacabile nemico il Conte Metternich, il cancelliere di Vienna: ”Nessuno mai diede maggior fastidio al mondo che un brigante d’italiano magro, pallido, cencioso ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome Giuseppe Mazzini”.

Mazzini si impegnò in prima persona per la Repubblica romana, sostenne la Repubblica di Manin a Venezia. Ma il 1849 fu l’anno delle amarezze. I piemontesi furono sconfitti a Novara, ritornò Radetzky a Milano, il Papa dal rifugio di Gaeta. Si spensero le rivoluzioni in Europa. Mazzini continuò imperterrito insistendo sull’azione popolare e auspicando la repubblica.

La targa di Piazza Pontida che è sovrastata da una corona di alloro bronzeo e sotto ha due lesene che le danno risalto è stata arricchita per i 150 anni dell’Unità d’Italia con una scultura di Pierantonio Volpini. Vi si dovrebbero leggere – difficile a quella distanza – le parole “una libera indipendente e repubblicana”. A lato si svolge un nastro con ingranaggi e ruote dentate, a richiamare l’articolo 1 della Costituzione italiana su cui è fondata la nostra Repubblica.

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