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Mauro Malighetti

Perché questo nome Mondo Tre?
Non c’entra coi popoli sviluppati o sottosviluppati. E’ solo per distinguere. C’è un Primo Mondo, quello degli oggetti fisici, come questo libro che ho davanti o gli oggetti di questa stanza.  C’è poi un Secondo Mondo e sono i pensieri che ci sono nel libro, quello che mi passa per la testa, quello che mi fa indietreggiare davanti alla macchina che sopraggiunge. Questo è il Mondo dell’esperienza soggettiva.

E il Mondo Tre?
E’ una categoria che invento io. Se ci pensiamo bene, il libro, questo libro che ho davanti, che io ho scritto, e che ha avuto una buona diffusione, è leggibile da tutti, almeno da quelli che parlano la mia lingua e che masticano questi concetti. E’ stato tradotto anche in altre lingue e persone che parlano quelle lingue hanno letto. Il contenuto, se è stato ben tradotto, è rimasto inalterato. Le mie idee sono state messe a confronto con le idee di chi l’ha letto. Ebbene questo io chiamo Terzo Mondo. Il libro è il prodotto dei nostri pensieri, delle nostre esperienze, anche delle nostre paure (Mondo Due) impressi su fogli di carta (Mondo Uno) che ne fanno un libro di filosofia (Mondo Tre).

Il Mondo Due sarebbe il mondo dell’anima?
Sì. L’idea dell’anima (soul) sembra ora fuori moda. Sono i pensieri i sentimenti. Alcuni parlano di processi cerebrali, di cervello. Con l’amico Eccles ho scritto il libro “Io e il suo cervello”, in cui si parla del rapporto mente-cervello. Si parla di evoluzione del cervello, da cui hanno origine i processi mentali. Io sostengo che esiste la relazione inversa, non solo che i pensieri nascono dal cervello, ma il cervello dipende anche dai pensieri, dal mio desiderio di raggiugere uno scopo e di superare quegli ostacoli che me lo impediscono. Il cervello ha prodotto le macchine volanti, ma alle macchine ci siamo arrivati perché l’abbiamo desiderato. Anche i Greci hanno sognato di volare.

Se ho ben capito, riassumerei: le macchine volanti sono oggetti reali e come tali fanno parte del Mondo Uno, ma sono pure il risultato (Mondo Tre) che ha incorporato attività mentali, ipotesi, teorie, falsificazioni di teorie del Mondo Due. Questi sforzi però non hanno tutti un carattere linguistico?
E’ vero: senza linguaggio non saremmo riusciti a costruire gli aerei. Il linguaggio, potremmo dire, è la calce che tiene insieme il Mondo Tre. Il linguaggio si è sviluppato nel comunicare ad altri idee e contenuti. Con il tempo si sono sviluppate nuovi oggetti nati dalle nostre conoscenze, come le frequenze ondulatorie. Questi potremmo catalogarli come Mondo Uno.

Nel Mondo Due ci sono i sentimenti. E a proposito degli animali?
Pare di sì. Più difficile parlare di sentimenti a proposito delle piante. Pensiamo alle tele dei ragni; sono opere simili a quelle degli uomini. Sono prodotti del ragno, restano anche se il ragno se ne va. Un po’ come le trappole per topi. Le tele dei ragni non sono tutte uguali, si adattano alle situazioni. Così per i nidi degli uccelli o le dighe dei castori.

Sembra una bella costruzione logica questa distinzione dei Tre Mondi.
Alcuni filosofi hanno sostenuto che anche il Mondo Uno non esiste, si tratta di nostre sensazioni, nostre esperienze, adeguate al nostro livello di percezione. Parlano di un mondo fluttuante, che combinandosi procurano certe sensazioni piuttosto che altre. Sciocchezze! Davanti a un muro di mattoni noi possiamo sbattere se non prestiamo attenzione.

A cura di Mauro Malighetti (da Rai Scuola – )

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