Giusto ieri Mario Draghi ha bacchettato per l’ennesima volta i politici dell’Unione Europea sulla necessità di svoltare in maniera rapida verso gli “Stati Uniti d’Europa”, su modello confederale.
Viene da sorridere se osserviamo che lo stesso giorno il generale Roberto Vannacci proclama la sua uscita dalla Lega per fondare l’ennesimo partito personale. Da un lato abbiamo le sfide globali per cui Cina, Usa, Russia e India non guardano un faccia a nessuno e tirano dritto con i loro numeri in crescita, e la vecchia Europa che preferisce andare avanti secondo schemi di puro provincialismo politico.
Eh si, perché se guardiamo anche solo in casa nostra su una popolazione di 60 milioni di persone trovano rappresentanza parlamentare tanti partiti con cifre senza decine (Italia Viva, Azione, Avs, Noi moderati…). È chiaro che se vogliamo svoltare verso una confederazione europea da 400 milioni di abitanti e un un unico parlamento a Bruxelles tutta questa marmellata di partitini saranno destinati a sparire. Anzi, in linea di massima, pure i colossi come Pd e Fdl dovranno ridimensionare la loro importanza. Si perché l Europa confederale è questo. Meno rappresentanza territoriale in favore di più peso specifico a livello internazionale.
Siamo pronti a fare questo? La politica Italiana è pronta a comunicare tutto ciò al suo elettorato?
Immaginiamo due soli partiti a livello nazionale con un piccolo parlamento ad una sola Camera che dovrà rispondere a sua volta a quello di Bruxelles. Regioni e province verrebbero spazzate via, o comunque ridimensionate di molto. Tutto questo Mario Draghi lo sa, e lo sanno pure i politici locali e nazionali. Per questo tendono a tergiversare sulla cosa evitando se possono l’argomento o spostandolo in avanti.
Gli Stati Uniti d Europa sono una necessità per il futuro dei nostri figli e nipoti, ma purtroppo va a scontrarsi con gli interessi immediati di chi vive di politica territoriale e dei relativi benefit. E si sa, ce lo ha insegnato Checco Zalone, il posto fisso non si lascia.




