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Viviamo nella fragilità. Le relazioni personali oggi cedono il posto alle connessioni. Chiusi in noi stessi e incapaci di vivere i nostri sentimenti, lasciamo il campo al proliferare dell’uguale (Byung-Chul Han, L’espulsione dell’altro). La filosofia abdica di fatto al discorso pubblico in nome di una tolleranza vista come virtù principe fino a sconfinare nell’anonimato e nell’indifferenza. Troppa violenza è stata fatta in nome della verità? si preferisce un pensiero debole. Invece ci vuole coraggio. La parola filo-sofia riunisce due termini in strano connubio, passato pari pari nelle varie lingue come parola  “in-tradotta e in-traducibile”. Fermiamoci a filìa, all’eros, con la guida di Platone.

Occorre rifarsi al contesto culturale in cui Platone ha pensato e scritto. Omero ha significato per lui ciò che sarà Beatrice per Dante, “donna della mia mente”, donna che innamora e trascina verso l’alto; Dante che inaugura la letteratura italiana, Omero quella greca. Omero parla della guerra di Troia, che in fondo è una baruffa intorno ad una contesa d’amore, che si trascina da anni, con alterne vicende e stasi defatiganti. Si ravviva con il rientro di Achille, mosso dall’amore per Patroclo, non di meno amor di gloria. Esiodo presenta la nascita della civiltà dall’oscurità primordiale. Nel caos originario si susseguono divinità in un continuo sopraffarsi, sulla scia di usurpazioni e vendette, finché Eros mette pace e dopo il disordine nasce un mondo vivibile. Saffo canta il demone dell’amore che si insedia nell’anima, con le sue pene che possiedono il cuore dell’uomo che perciò si distingue   dall’animale e dal dio.

Platone disegna con profondità il tema dell’amore. Nel Simposio lo fa attraverso i discorsi dei convitati. Fedro è  grande estimatore di Lisia e della sua retorica ed è il primo a prendere la parola. Per lui Eros è dio antico, principio di tutto, grazie al quale la natura vive e la città sta insieme. E’ forza di gloriose imprese fino alla morte. Pausania distingue un amore carnale e uno celeste, proprio di chi entra nella vita e di colui che sta per lasciarla, quello per la procreazione e quello per la conquista delle virtù. Essimaco lo vede come armonia: l’amore agisce su tutto, in ambito umano e divino, ed armonizza elementi contrastanti, “come l’arco e la lira”, ordinando il mondo in giusto equilibrio. Aristofane usa il mito e parla di androgini, esseri maschio e femmina insieme che giudicati troppo potenti suscitano l’invidia degli dei. L’androgino è castigato, tagliato a metà, divise le parti genitali e così privato di un’armonia originaria  e alla perenne ricerca della parte perduta. Agatone descrive Eros come giovane bello, dai modi  flessuosi e morbidi, libero e l’unico in grado di piegare il dio della guerra, Ares.

Però il momento culminante è quando prende la parola Socrate, che ha indugiato fuori e si è fatto aspettare. Socrate, invitato a dire la sua sul tema proposto riferisce un discorso pronunciato anni prima  e attribuito alla sacerdotessa Diotima di Mantinea, lei sì “sapiente ed esperta in amore”. Chi è Eros? un demone, a metà tra l’uomo e il dio. E’ nato da Penia, la povertà, e Poros, l’espediente. Il loro connubio è avvenuto durante un banchetto degli dei  per celebrare la nascita di Afrodite, dea della bellezza, a cui Penia non era stata ovviamente invitata. Conclusasi la festa, Penia, rimasta fuori, si era concessa all’ubriaco e inconsapevole Poros. Eros ha preso perciò dall’uno e dall’altro, è bello come Afrodite e amante del bello e insieme povero, bisognoso, vagabondo, costretto a espedienti, e perciò dedito al filosofare. Ma non è forse la filosofia la ricerca della bellezza in sé?

Dopo il discorso di Socrate irrompe nella sala Alcibiade, manco a dirsi ubriaco. A sua volta propone un discorso che è l’elogio a Socrate. Lo paragona a un sileno, un musico che incanta con le parole, parole di verità. Dopo che uno li ha ascoltati non è più lo stesso, come succede nel rapporto amoroso tra amato amante. E’ un amato che non cede agli impulsi ma che eleva corpo e anima dell’amante, per un corpo che mette in grado di pensare e un’anima che si eleva al bene.  Cos’è eros? sapere d’amore e amore del sapere, o “amore che risveglia e converte” secondo le parole di Agostino.

L’eros è necessità della verità, via all’assoluto; insieme debolezza e grandezza, che  si abbassa dovendo fare i conti con la realtà e si eleva in direzione della verità. Desidera una bellezza che non si corrompe con il trascorrere del tempo e persegue il bene in sé senza inseguire successi e onori politici. Questa deve essere la filosofia del XXI secolo. Necessità di oggi e tutta da costruire.

Sintesi della relazione di Federico Leonardi
L’EROS IN PLATONE
Auditorium Liceo Mascherononi di Bergamo, 2 dicembre 2025 
all'interno del Programma Noesis 2025/2026

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