Biondi immobiliare

“Non so più cosa sono e faccio,
or di foco son or di ghiaccio,
solo ai nomi d’amor mi diletto,
mi si turba mi si altera il petto,
a parlare mi sforza l’amore,
parlo d’amore vegliando
e parlo d’amor sognando…
(Mozart, Nozze di Figaro)

La dimensione d’amore è espressiva e ineffabile. Si dice e si tace. Gli amanti parlano all’infinito, si guardano e tacciono. Parlar d’amore e parlare sull’amore? E’ come impoverirlo, troppi colori; la sua esperienza va dall’abbraccio appagante all’abitudine, alla sopportazione, all’angoscia, al dramma.

Infiniti sono i trattati, le poesie, i racconti. Come identificarlo? Eppure ha un fondo comune: la forza generante, la potenza creativa. Come si evince da miti e racconti degli antichi. In Esiodo (Teogonia) Èros è cosmogonico, generatore, “che doma nel petto il cuore e il saggio consiglio”.  Oppure, in altra versione, Èros è figlio di Afrodite e Ares, nominato ker (dispetto) perché irresponsabile e irridente perciò non considerato fuori dall’Olimpo.  In Empedocle si parla dei genitali femminili come “di solcati campi di Afrodite” il cui dono (eidolos) dei cereali è vita. Nel Simposio Èros è forza unitiva, congiunge e modula i contrasti, fattore di armonia. Secondo un medico stoico romano (II secolo d.C.) la natura ha dato agli animali organi “con indicibile voglia di servirsene nel concepimento”. Si genera nel desiderio e nel piacere.

Amore come potenza dinamica tende ad espandersi, altrimenti muore. Si espande in quanto manchevole, bisognoso; ma può essere respinto. Il De Rerum di Lucrezio si apre con l’Inno a Venere: “O generatrice degli Enneadi, godimento di uomini e dei, che sotto gli astri vaganti del cielo e il mare solcato da navi e la terra feconda di frutti, tu vivifichi ogni genere di vivente, davanti a te il cielo si rasserena e le nubi fuggono”. Come passione travolge. L’amore è potenza ed eccesso, rasserena e fa impazzire, è ragione e follia. Dell’amore parlano i poeti. Sempre Lucrezio mette insieme fisiologia e psicologia, amore carnale e amore passione, dira (dirus, dolore) libido e dira cupido.La natura spinge e lacera, e ciò che lacera ferisce, lacerando gode”. “Le parti stimolate si gonfiano di seme, dove s’appunta il desiderio, ardore di congiungersi, brama mostruosa”. Il desiderio lavora per immaginazione, per simulacri, e cresce fino all’ossessione e l’ossessione può diventare distruzione. “Questa è Venere a noi: instilla dolcissime gocce d’amore ma anche gelida pena”. “Se chi ami è lontano, il suo volto ti aleggia davanti, il suo nome risuona alle orecchie, e ti dà dolore”. “Così c’è chi evita l’amore; ne deriva le gioie ed evita gli affanni”. Si cerca il piacere dappertutto (Venus vulgivaga) senza vincoli e senza vincolarsi.

La passione che si fa concreta e individuale diventa però piacere d’amare (dira cupido). Si cade nella passione per l’altro (to fall in love) dicono gli inglesi. La passione travolge e non si può più fare a meno dell’altro, che diventa unico e insostituibile. Diventa estasi, un’estasi che aspira all’eternità: “L’abbraccio per noi è una promessa di eternità” (Rilke).

Ma quanto regge la passione?  O forse è fatta di attimi che sembrano eternità? Passioni che ardono e si spengono. Perché l’altro appare presto nella sua verità, nella realtà dei difetti, e un vezzo diventa insopportabile. L’altro pretende e non soddisfa più il nostro desiderio. La passione può durare se diventa amicizia (philìa). Nella passione si vuole afferrare l’altro, nell’amicizia si custodisce l’altro. Il seme dell’amicizia è già nella passione e la passione dura: aeternum hoc sanctae foedus amicitiae (“questo nostro eterno patto di santa amiciziaCatullo). “Farò qualunque cosa tu vorrai, resterò sempre tuo” (tuus usque manebo, Tibullo). “Una sola fedeltà ci porterà via entrambi” (Properzio). Anche se sotto la parola amicizia spesso passa tutt’altro. Nell’amore come nell’amicizia ci vuole costanza. Si regge su un patto (fedus), richiede fiducia (fides). Sua caratteristica è la reciproca confidenza, sicuri uno dell’altro.

Non va separata l’amicizia dalla utilità, che non è però ricerca dell’utile, l’utile viene di conseguenza: proprio perché mi sei amico mi sarai certamente utile.  L’amicizia si allarga, va verso tutti (agàpe).  L’amico si fa sodale, attento, diligente, si prende a cuore.  L’amicizia allargata diventa gentilezza, ematia, dono senza condizione. L’amicizia è grazia (kàris), carità cristiana (charitas). Diviene concordia civile. Socrate diceva che la città buona ha buoni governanti. Il cristiano concepisce la vita, e quindi la politica, come servizio. In un mondo dilaniato da guerre l’amore è andare per le strade, incontrare l’altro e con lui procedere in amicizia.

Sintesi della relazione di Salvatore Natoli
LA FENOMENOLOGIA DELL’AMORE. ÈROS, PHILÌA, AGÀPE
Auditorium Liceo Mascherononi di Bergamo, 11 novembre 2025 
all'interno del Programma Noesis 2025/2026

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