Ho avuto l’onore di conoscere Tamara Lisitsian (1923 – 2009) ormai 75enne, ospite dell’amica Eliana De Sabata (figlia del celebre direttore d’orchestra Victor De Sabata e moglie di Aldo Ceccato altro grande direttore di fama internazionale da poco ritiratosi dalle scene). Ogni estate Tamara amava villeggiare sulle dolci colline del moscato di Scanzo, nella villa De Sabata – Ceccato a Gavarno Vescovado, per rinsaldare un rapporto umano profondo e una amicizia fraterna con Eliana, iniziati nel 1961 a Mosca dove Eliana seguiva la produzione di un film con il regista Beppe De Sanctis sulla tragica ritirata delle truppe italiane in Russia.   

Anche Tamara Lisitsian era regista molto affermata in URSS e aveva recentemente collaborato con Eliana in un film-inchiesta sulla Russia. L’amicizia e l’intesa fra le due scattò per immediata empatia: giovani donne molto colte, belle e molto affascinanti. Tamara poi parlava benissimo l’italiano in quanto aveva sposato il figlio del segretario del partito comunista italiano Luigi Longo e aveva vissuto diversi anni a Roma. L’ Italia insieme alla Russia e alla Georgia, dov’era nata, è sempre stata nel suo cuore. Per questo ogni anno veniva nel nostro Paese a Gavarno e poi a Roma, Milano (e non solo) per mantenere vive conoscenze e amicizie. Nella sua filmografia si trovano diversi film con cineasti italiani (Rodolfo Martellini, Leonardo Cortese e Gianni Rodari per la scenografia tratta dal suo libro Cipollino) e persino una fiction “Il mistero di Villa  Greta” del 1983 sulla Gladio e la P2 di Licio Gelli.    

Per diverse estati anche io, che frequentavo casa De Sabata – Ceccato per motivi professionali oltre che di affettuosa amicizia insieme anche al mio grande amico Gianfranco Cattaneo primario di cardiologia, ebbi dunque la fortunata occasione di incontrare e conoscere Tamara Lisitzian e fu simpatia reciproca subito. Ma, succede quando si conoscono personaggi di un contesto culturale,  storico e politico differente dal proprio, la conoscenza reale del presente, cela anche realtà più misteriose o inaspettatamente tragiche. Così un pomeriggio d’agosto a Villa De Sabata – Ceccato appresi dalla viva voce di Tamara e Eliana che stavano scrivendo un libro sulla seconda guerra mondiale in Russia nel corso della quale Tamara era stata protagonista.

Per la verità era stata Eliana a insistere con Tamara di pubblicare le memorie sulla sua esperienza diretta, ancorché dolorosa e traumatica soprattutto sotto il profilo psicoligico. Del resto tutta la narrazione era già scritta in quanto tra le due amiche, negli anni, era intercorsa una fitta corrispondenza nel corso della quale Eliana non perdeva occasione per stimolare e convincere Tamara a tirar fuori tutto. Tutto il vissuto crudele e tragico di una prigionia nei campi di concentramento nazisti e dell’attività di partigiana. Dopo molte resistenze e ritrosie Tamara accettò il consiglio dell’amica a superare angosce e sensi di colpa per esorcizzare un passato che poteva e doveva essere rimosso e superato solo con il confronto aperto con la realtà e con sé stessa.  Insomma il soccorso di Eliana sostenuto da amorevole maiuetica socratica e introspezione psicologica, attraverso una sorta di transfer psicoanalitico, alla fine riuscì a far emergere dall’animo di Tamara ansie, insicurezze, paure che l’avrebbero resa libera e consapevole.

Fu così che, mentre mi incontravo con il Maestro Ceccato, nel salotto accanto udivo picchiettare freneticamente i tasti della macchina da scrivere di quello che sarebbe diventato – postumo- il ibro “La guerra non ci spezzò. Lettere di una partigiana sovietica a un’amica italiana” che qui viene presentato. Tamara dettava, Eliana batteva la tastiera. In quelle lettere-confessione venivano narrate vicende terribili di torture, sevizie, evasioni. A soli 18 anni Tamara si era arruolata volontaria come paracadutista, lanciata dietro (!) le linee tedesche per agire come incursore e ricognitore e far saltare in aria treni, ponti. Prima di offrirsi come volontaria era stata campionessa georgiana di tiro col fucile, appreso lo Ju-Jitsu, e come mettere insieme una mina. Per questo, dopo la guerra, era stata decorata come eroe dell’URSS e apparteneva alla storia di quel popolo.

Il libro, curato dal nipote Andrej Longo oggi residente a Milano, contiene anche testimonianze e lettere scritte da commilitoni, colleghi, amici che insieme a lei vissero gli anni dell’ultima (speriamo) guerra che coinvolse tutta l’Europa  e il mondo.

Chiedo a Gianfranco Cattaneo una testimonianza della sua conoscenza di Tamara come amico e come medico ( lui che è  stato anche suo ospite nella casa di Mosca).

Donna di poche parole ma di rara empatia; l’esperienza della guerra e dei tradimenti subiti la rese prudente ma mai diffidente verso gli interlocutori. A lei devo l’affinamento  dell’arte dell’ascolto, la pacatezza nell’esprimere opinioni con mente sempre aperta al dubbio critico. Mi defini’ come medico, suo salvatore, poco rispetto  a  ciò  che con mitezza mi trasmise con la voce, gli scritti e  gli sguardi. Dopo la sua scomparsa brindo spesso a Lei con il bicchiere di cristallo che appartenne a suo nonno; non credo nell’aldila’ ma all’ immortalita’ del pensiero intelligente . grazie Tamara,  semplicemente grazie.

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