Neruda venne in visita alla Bocconi, e a pranzo parlò di Miguel Hernandez, poeta contadino, morto in carcere,  ma le sue poesie musicate e rese popolari. E Morelli lo reincontrò vent’anni dopo in occasione della pubblicazione di  Veinte poemas de amor y una canciòn desesperada (Venti canzoni d’amore e una canzone disperata) che fu un   best seller della poesia amorosa, un milione di copie vendute.

Pablo Neruda, nacque a Parral, un villaggio del sud cileno, la madre sfinita dalla tubercolosi morì un mese dopo. Il padre era ferroviere e presto si trasferì con la famiglia a Temuco, nella stessa regione australe dove la pioggia, ricorda il poeta,  era il personaggio indimenticabile: “cadeva in fili come lunghi aghi di vetro che si rompevano sui tetti o arrivavano a onde trasparenti come le finestre e ogni casa era una nave che con difficoltà arriva in porto in un oceano invernale”. Di natura è intrisa la sua poesia. Compose poesie sul bosco, l’ape, l’estate, il temporale, il vento, i pini, il carciofo, sulla cipolla ( “cipolla/ luminosa ampolla / petalo su petalo/ si è formata la tua bellezza”), e poi oggetti semplici, quotidiani. Accumulava cose e dove andava comprava.  Nella sua casa, Isla negra, c’era di tutto. Costruita perché assomigliasse a una nave con collezioni di bottiglie, conchiglie, modellini di imbarcazione, corde, mappe, quasi fosse il Vittoriale di D’Annunzio. Di là udiva il sordo rumore dell’Oceano.

Scoprì presto la sua vocazione letteraria. Il padre fece sacrifici e Pablo si iscrisse all’Università di Santiago. Scelse Letteratura francese. Scriveva di ogni genere e componeva poesie. “Accadde in quell’età… La poesia/ venne a cercarmi. Non so da dove/ sia uscita, da inverno o fiume. / Non so come né quando/ no, non erano voci, non erano / parole né silenzio/ ma da una strada mi chiamava”. Scelse il nome Neruda in omaggio al poeta ceco Jean Neruda. Sbocciò il primo amore con una studentessa, diciottenne come lui e sua prima musa. A lei dedicava versi e lettere: “Mi piaci silenziosa, quando sembri distante./ E sembri lamentarti, turbante farfalla./ E mi senti da lontano e la mia voce arriva:/ lascia che il tuo silenzio sia il mio silenzio stesso”. Amore concreto, sensuale, nella disperazione della misera vita di giovane senza soldi. ”I tuoi seni assomigliano a conchiglie bianche/. E sul tuo ventre dorme una farfalla d’ombra”.  Si scriveranno, a distanza di tempo e nonostante altri amori.

Scelse la carriera diplomatica e andò in estremo Oriente dove trovò e sposò una donna olandese detta Maruca.

Sulla carnalità dell’amare insiste la sua poesia: “Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,/ tu rassomigli al mondo nel tuo atteggiamento d’abbandono. / Il mio corpo di contadino selvaggio ti scava/ e fa saltare il figlio dal fondo della terra.” Cion Maruca ebbe una bambina, con un grave handicap, microcefala. Li lascerà e andrà in Spagna.

A Madrid conobbe Garcia Lorca che lo accolse con un mazzo di fiori e gli dedicò una poesia. Rispose con una sua Ode: “Se potessi piangere di paura in una casa solitaria,/ se potessi cavarmi gli occhi e divorarli,/ lo farei per la tua voce d’arancio in lutto/ e per la tua poesia che esce come un grido”.  Conobbe altri giovani poeti e artisti, Rafael Alberti, Picasso e si trovò nel bel mezzo della tremenda Guerra Civile, mezzo milione di morti.

Riparò in Francia. Sposò Delia del Carril conosciuta a Parigi. Era pittrice e fu un amore silenzioso dell’esilio e che continuò per anni. Donna intelligente e attiva, fu sempre un punto di riferimento per il poeta. Attiva, organizzativa, consigliera. Non forse una musa ma un fondamento sì. Gli aprì tante porte, lo mise in contatto con intellettuali e artisti. “Mi piaci silenziosa, perché sei come assente./ Distante e dolorosa come se fossi morta./ Basta un sorriso, una parola basta./ E sono lieto, lieto che questo non sia vero”.

Gli amori di Neruda furono tanti. Si legò con un’altra donna di vent’anni più di lui, e lei resterà la donna della  vita nonostante tradimenti e altre avventure sentimentali.  La conobbe in Argentina, era di famiglia aristocratica e di idee marxiste che rafforzarono quelle che già Neruda aveva. Si chiamava Matilde Urrutìa. Amante incallito Matilde lo sorprese in fragrante un giorno con la nipote che lei si era portata in casa. Una scenataccia, e lui restò senza parola, con la faccia da bambino colto con le mani nella marmellata. Ma sapeva farsi perdonare. Gli portava vestiti e fiori, gli dedicava poesie e libri. Sarà Matilde a curarne la vita e le opere. “Neruda non era fedele ma leale sì” dirà Gabriel Garcia Marquez. Lei lo aspettava nonostante i tradimenti. Con le Neruda girò il mondo con l’idea di poterlo cambiare, con la stessa passione repubblicana, in nome della libertà e contro le dittature.

Vennero a Capri. La sua permanenza nell’isola magica ispirò il film di Troisi, Il postino. Il postino Troisi gli porta ogni giorno le lettere del  gran numero di donne che gli scrivono e non rinuncia a comperare il suo libro di poesie previa richiesta dell’autografo.

Premio Stalin nel 1953, sostenitore del governo Allende, Neruda ottiene il Nobel per la Letteratura nel 1971 e morì all’indomani del golpe militare di Pinochet (1973) con una grande folla ad accompagnarlo nel funerale.

Sintesi della relazione di GABRIELE MORELLI
LA POETICA DELL'AMORE IN PABLO NERUDA
Auditorium del Liceo Mascheroni, 14 aprile 2026 
all'interno del Programma Noesis 2025/2026

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