Cassano d’Adda. Per arrivarci si superano due ponti, il primo sul fiume Adda, il secondo sul Canale Muzza che serve il Basso lodigiano. E qui si spalanca la veduta del possente Castello che strapiomba su uno dei rami del fiume che in questa zona crea strisce di terra, zone boscose e isolotti, da godere nel tempo libero.



Guardando la fortezza viene da immaginare gli scontri sanguinosi che sono avvenuti in passato. Si fermarono qui Napoleone III e Vittorio Emanuele prima della battaglia di Solferino che fece guadagnare al Regno di Savoia la Lombardia (1859). Qui viene la tentazione di stendere un salviettone per prendere il sole sulla striscia di cemento che chiamano il Traversino e che fa da argine sinistro al Muzza. Immagino cosa diventi la domenica. Fa impressione l’impeto della corrente, effetto delle abbondanti piogge di questi giorni. Sta un gruppo di anatre raggruppato sotto l’ombra di un salice. Disturbate dal nostro passaggio alcune si avviano traballando in acqua, come quando si avvia la processione. Qualcuna più pigra non si muove, e appena proseguiamo le paurose tornano lentamente al loro posto. Alla ricerca di un ristoro per pranzo risaliamo il ponte che sale vicino al bell’edificio pensato come Dopolavoro (foto) – c’era a Cassano un Linificio che non aveva niente da invidiare a quello di Crespi – e terminato nel 1939 quando già si profilavano tempi di guerra in Europa.



Oggi è adibito a pub ma apre solo la sera. Giriamo per serie di vicoli e slarghi che fanno pensare ad un borgo di pescatori. Si chiama Ruscet (ricetto, ricovero). Leggo su un cartello didascalico che quella famigliola di case fungeva da villaggio fortificato voluta dai Visconti a ridosso del Castello per accogliere la popolazione circostante in caso di attacco. Da lì si sbuca in piazza sotto un arco di una certa eleganza, opera dell’architetto Martini, con tanto di orologio ormai fermo sull’una. Ai lati sono stati sistemati i busti del primo Re d’Italia, Vittorio Emanuele, e dell’Eroe dei Due Mondi, Giuseppe Garibaldi. La trattoria ci aspetta proprio davanti.

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