Biondi immobiliare

Carlì (al secolo Carlo Rota), classe 1933, come mio padre, una vita trascorsa nella famiglia delle mucche (“Sono nato nelle mucche e morirò tra le mucche“, mi disse una volta), bergamino di mestiere (titolo che equivale a un vanto), abile casaro di stracchini quadrati e rotondi, primo attore e protagonista del film “L’ultimo bergamino” di Luigi Ceccarelli, prodotto dal Centro Studi Valle Imagna nel 2020, cinque anni fa. Oggi gli ho fatto visita nell’antica casa di Fiorinello, a Locatello, attigua alla stalla dove ancora alleva tre vacche e una decina di caprette, con le quali dialoga e si confronta quotidianamente. Non ne potrebbe fare a meno.

La piccola cucina, riscaldata dalla stufa, che sino a pochi anni fa fungeva anche da casèra, ma che degli stracchini oggi è rimasto solo un lontano profumo d’altri tempi e la scritta “Strachì di Carlì” scavata su un assito appeso alla trave del camino, anch’esso ormai chiuso, è un porto di mare, meta di amici e conoscenti che ogni giorno gli fanno visita. Nonostante gli occhi scavati nel viso e un sorriso che stenta ad apparire, in parte nascosto da una folta e lunga barba lucente, ho ritrovato dopo tanto tempo il campione di sempre, gigante di umanità. L’età incalza e la malattia fa il resto, ma Carlì mantiene la vivacità e la grinta di quando era giovane, con tanta voglia di fare, come quando dai pascoli della Costa del Palio scendeva ogni anno nelle cascine della Bassa per svernare con tutta la sua bergamina. Sì, campione di generosità e altruismo, esempio di sincerità e ospitalità. Di ruralità.

Carlì è la vetrina di un mondo che non esiste più, superato dalla modernità, quella degli allevamenti intensivi, quella dei mini caseifici che hanno messo in soffitta la vecchia caldaia di rame, quella del latte pastorizzato che ha demonizzato il crudo, quella della famiglia nucleare, quella che vede il prevalere degli interessi individuali rispetto ai bisogni collettivi, quella dei contratti scritti, quando un tempo gli accordi si formalizzavano con una semplice stretta di mano. Negli occhi di Carlì c’è tutto questo mondo antico, oggi talmente lontano che molti lo scambiano per una persona dagli aspetti e comportamenti manifestatamente caricaturali, vissuti in modo quasi comico o burlesco. Ma così non è. Ah, dimenticavo. Prima di congedarmi, mi ha raccontato di quel giorno quando, entrambi giovanotti ed espressione dell’ambiente umano delle nostre contrade rurali, Cesco, mio padre, sapendo che Carlì si recava a Recudì per lavoro dal nonno Joseph, anch’egli bergamino, gli disse: “Tóca mia la Pierina, neh!”. Nel gennaio 1961 Cesco sposò la Pierina e io nacqui il mese di dicembre di quell’anno.

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Antonio Carminati

Direttore del Centro Studi Valle Imagna

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