Dalla firma dell’allenatore dell’Atalanta, Gian Piero Gasperini, traspare non solo la bravura nel coordinare bene la squadra, sapendo gestire e cogliendo nel modo migliore le abilità e le potenzialità dei suoi giocatori, ma anche un carattere tutt’altro che calmo. Egli, infatti, non solo s’infiamma in campo, ma vive tutto con la stessa passione sia a tavola (è un amante dei piaceri culinari) sia nella vita privata dove alterna a momenti di calma serena altri di vivace entusiasmo; almeno così si evince dalla sua firma dove passa da lettere minute ad allunghi ben marcati e prolungati verso il basso (vedi lettere “G” e “p”). Gasperini, nell’omettere il proprio nome “Gian Piero” denuncia che per lui non conta tanto l’identità individuale, quanto l’essere ricordato come Gasperini, l’allenatore vincente dell’Atalanta, una paternità che trasferisce anche ai suoi giocatori. Egli continua a dimostrare una gran voglia di vincere per dimostrare alla gente il suo attaccamento verso una città che sa vivere ogni cosa con orgoglio e insieme umiltà.

Chi lo direbbe che Papu Gomez, fisicamente così poco appariscente, dimostri nella sua firma una forza fisica e vitale che poi ritroviamo nelle sue azioni di gioco e soprattutto nei suoi bellissimi gol tanto da lasciare tutti a bocca aperta? Le iniziali grandi, una firma assai difficile da leggere la firma e quegli arzigogoli che tanto rassomigliano ai suoi implacabili dribbling sono la diretta espressione di fantasia e originalità anche di carattere. Lui ama essere sempre protagonista ma, diversamente da tanti altri giocatori, non lo fa per essere sotto i riflettori, bensì per essere riconosciuto e considerato soprattutto dal suo allenatore. Se ciò dovesse venir meno, egli si sentirebbe toccato nell’orgoglio e nella stima rischiando di produrre reazioni apparentemente incomprensibili. Sembra quasi che egli viva il calcio come una propria realizzazione piacevole e come un gioco che lo tiene vivo e nel quale egli mette tutto sé stesso senza risparmi. Non è pertanto il successo a spingerlo quanto l’amore per questa disciplina. L’importante è fare gol!

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