Massì, proviamoli per qualche mese. E’ una frase presa dal film “La marcia su Roma” del 1962, di Dino Risi, che rende il senso della storia di quei giorni: la dice il re Vittorio Emanuele III al fedelissimo Paolo Thaon de Ravel, Duca del Mare e Grande Ammiraglio, nonché neo Ministro della Regia Marina nel primo governo Mussolini, durante la parata fascista del 31 ottobre 1922, subito dopo aver consegnato il potere a Mussolini.

Il giorno prima, il 30 ottobre 1922, il re affida a Mussolini l’incarico di formare il governo. Benito, che è a Milano, anziché la strada per la fuga in Svizzera prende il treno per il governo a Roma, accompagnato dall’amico camerata Aldo Finzi: è “vestito in camicia nera, pantalone grigioverde e stivaloni”, Finzi gli presta il pantalone d’ordinanza e gli rimedia una giacca per presentarsi degnamente al re con la lista dei ministri: tra questi ci sarà lo stesso Paolo Thaon de Ravel, ministro della Marina in qualità di uomo di fiducia del re.

Le camicie nere guidate da Giuseppe Bottai finalmente possono entrare in Roma, sfilano per il quartiere S. Lorenzo, notoriamente popolare e socialista, e provocano una sparatoria in cui vengono uccisi 13 civili. In tutta la città scatenano la caccia al rosso. Non contenti, torneranno l’indomani, il 31 ottobre: Benito Mussolini raduna le camicie nere a Villa Borghese, e con i Quadrumviri arrivati da Perugia si pone alla testa del corteo, che sfila sotto le finestre del Quirinale e lo sguardo del re e del fedele Paolo Thaon de Ravel, neo ministro della Marina. Poi prima di tornare a casa le colonne di Bottai tornano in S. Lorenzo a completare i conti con il quartiere ribelle: tanti rossi verranno pestati e scaraventati giù dai balconi.

Inizia l’Era Fascista, i partiti verranno aboliti nello Stato a partito unico, s’imporrà il partito-milizia al posto della nazione, un patriottismo di partito assorbirà quello della nazione, gli antifascisti verranno degradati a rango di anti-italiani e perseguitati. Il fedelissimo Aldo Finzi otterrà incarichi di governo, sarà coinvolto nell’omicidio di Matteotti, ma poi oserà criticare le leggi razziali, e allora verrà accusato di essere ebreo, e finirà la sua vita ammazzato nelle Fosse Ardeatine insieme ad altri 334 civili. Anche lui, massì, li aveva provati per qualche mese.

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