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Siamo al cortocircuito dell’intelligenza umana. Notizia della notte: Benjamin Netanyahu candida Trump al Premio Nobel per la Pace. “Aaah, annammo bene!” direbbe la Sora Lella come nel celebre film di Carlo Verdone “Un sacco bello“. Ecco: un sacco bello e annammo bene e giù risate. Le più spontanee, le più  divertenti.  Se non fosse invece drammaticamente realistico e immaginario allo stesso tempo.

Indesiderabile e scioccante. Un capo del governo (Israele) condannato dalla Corte internazionale dell’Aja per crimini contro l’umanità perché artefice di una vendetta nei confronti dello stato palestinese che ha superato, ad oggi, le 60.000 vittime in seguito alla strage contro 1.200 israeliani ad opera dei terroristi di Hamas, candida ufficialmente un capo di Stato (Usa) a sua volta autore di misure contrarie ai diritti civili in vigore (stop ai programmi su diversità, inclusione, immigrati,  censure agli scienziati, impiego dei marines nelle manifestazioni di piazza, invasione di un Paese straniero solo per il sospetto di possedere la bomba atomica) al premio mondiale più prestigioso come uomo di pace.

Una notizia che fotografa l’attuale fase storica che attraversa il nostro pianeta, unico (salvo controprove) ad ospitare la vita e la forma più alta di evoluzione delle specie: l’uomo, dotato di pensiero e intelligenza. Una fotografia che potrebbe simboleggiare il pianeta “vivente” dove l’unica legge per la sopravvivenza è inevitabilmente quella del più forte. Ma si dà il caso che, superata questa primitiva e arcaica legge, il pianeta sia evoluto grazie alla condivisione delle intelligenze, delle scoperte, dei progressi, delle scienze, delle culture, delle merci. Si pensi a internet: una prodigiosa invenzione tecnologica che da “sola” e in tempo reale ha creato (UNITO) il villaggio globale. 

E invece ti svegli una mattina qualunque (oddio, qualunque?) e non solo pensi, ma cominci a credere di vivere in un mondo distopico. 

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