S’intitola La libertà delle forme, a cura di Roberto Sala e Giuditta Ravasio, l’omaggio che la città di Bergamo fa all’artista Luigi Ravasio dal 15 al 31 luglio 2021. L’esposizione, allestita all’Ex-Ateneo in Città Alta (Piazza Reginaldo Giuliani), patrocinata dal Comune di Bergamo, presenta 7 dipinti su tela di grande formato ed alcune piccole tele che ben raccontano il percorso geometrico e cromatico dell’artista bergamasco.

Il dinamismo grafico di Ravasio – traccia e segno immediatamente riconoscibili della sua grammatica pittorica – prendeva avvio, in modo imprescindibile ed ancora oggi evidente, da un attento studio di forme e colori, testimoniato anche dall’infinità di schizzi, veri e propri progetti, che ha lasciato nella sua casa/studio in via Sant’Alessandro.

Le parole di Valentina Raimondo – storico dell’arte – ben inquadrano la traiettoria artistica di Ravasio, riportandone in auge quella capacità di saper intercettare i mutamenti della Storia per farne astrazione e visionaria costruzione: «All’interno del panorama artistico bergamasco, che ha conosciuto negli anni del secondo dopoguerra dei momenti di particolare vitalità, si inserisce la figura di Luigi Ravasio, artista che ha da sempre indirizzato il suo impegno in una ricerca formale improntata da una forte autonomia».

L’analisi della Raimondo procede evidenziando alcune delle principali dinamiche portate avanti dalla ricerca dell’artista: «Ravasio è uno dei promotori dell’astrattismo pittorico che trae spunto dalla connessione tra elemento geometrico e interpretazione costruttivista dell’universo creativo. Dando una personale lettura dell’opera di artisti come Max Billi e Vladimir Tatlin, il pittore bergamasco crea un linguaggio composto da forme geometriche e architetture che si connettono tra loro. Nelle sue tele Ravasio, infatti, costruisce uno spazio “altro” che talvolta assume un sentore vagamente metafisico». Uno spazio altro che sa, però, dialogare con ciò che è già noto e abitato da tutti noi.

Forme, geometrie, colori, visioni, punti di fuga e messe a fuoco sono e saranno gli elementi principi di un incontro ex post di Ravasio con la sua Bergamo, con chi ne conosceva la spinta sperimentale ed anche la cura della costruzione formale; al contempo, sarà occasione unica per scoprire un universo tanto immenso quanto non troppo chiassoso che Ravasio non ha mai ostentato e che, oggi, nella sua città riprende posto tra il pubblico.

A far da contraltare, o meglio, da omaggio in sincopato dialogo giunge, nella sala attigua a quella principale, un piccolo ed interessante confronto tra Luigi Ravasio e le fotografie di Roberto Sala, 5 scatti e 5 tele di medio formato che, in una sorta di amabile conversazione, generano il tentativo del docente dell’Accademia di Brera di raccordare l’inafferrabile e impalpabile energia che emerge dalle opere di Ravasio e di fermare i ricordi di un profondo affetto.

La mostra sarà aperta dal 15 al 31 luglio 2021, dal mercoledì al venerdì ore 17-21, sabato e domenica 10-13 / 16-21
Inaugurazione giovedì 15 luglio ore 18.30
www.luigiravasio.it


Biografia
L’artista Luigi Ravasio nasce a Bergamo nel 1930, ultimo di otto figli. Nel 1949 conosce lo scultore Avogadri, il cui studio Luigi frequenterà con passione per diversi anni, così come le lezioni di discipline geometrico/architettoniche di Luigi Plebani Madasco. In seguito a queste esperienze decide di iscriversi al Liceo Artistico di Brera, dove conosce Guido Ballo e Achille Funi e si diploma nel 1952. I numerosi viaggi in Italia e all’estero lo portano in contatto con le maggiori correnti pittoriche artistiche in campo internazionale e forniscono l’occasione di studiare coloro i quali possono definirsi i suoi maestri spirituali: Mondrian, Calder, Albers, Escher, i Costruttivisti Russi e il Futurismo. Nel 1973/74, Primo Licini apre in città, con altri, la Galleria d’Arte “Il Capricorno” e Luigi Ravasio presenta qui per la prima volta i suoi lavori astratti. Nel 1975 sarà il gallerista Alberto Fumagalli, figura di rilievo nel mondo dell’arte a Bergamo in quegli anni, a scoprirlo e promuoverlo, offrendogli numerose occasioni espositive sia in Italia che all’estero negli anni successivi. È in questo periodo che la sua ricerca suscita anche l’ammirazione di poeti quali Ernestino Mezzani e, soprattutto, Pasquale Emanuele, che avvicinerà con empatia la pittura di Luigi Ravasio attingendovi per i propri componimenti e favorendone il contatto con la galleria Schettini di Milano nel 1980, a cui fa seguito anche l’incontro con il collezionista bergamasco A. Perolari. Le occasioni espositive, come la collaborazione con critici e letterati, si sono scandite periodicamente negli anni successivi. Nel 2007, col testo curato da Sem Galimberti nel piccolo spazio sacro della chiesa del Giglio, ai piedi delle mura di Bergamo, vengono esposti i dipinti dedicati alla memoria della moglie Bianca, “amorosissima” compagna di vita fino all’estate del 2006. Luigi Ravasio ha continuato la propria attività artistica associata a momenti espositivi nello studio dell’abitazione di via S. Alessandro a Bergamo. Le sue opere figurano in collezioni pubbliche e private nazionali e straniere. Luigi Ravasio muore a Bergamo il 18 aprile 2018.

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