Partiamo dallo stadio di Ponte San Pietro, oggi deserto, con le belle tribune, di domenica frequentate, se non proprio affollate, come appaiono dalla Briantea. La squadra dopo la guerra era arrivata alla serie B.  Si capisce chi ha contribuito dalla titolazione: Matteo Legler, il capostipite di una famiglia venuta dalla Svizzera a impiantare un glorioso cotonificio di grande significato sociale e culturale per il paese. Oggi rimane la cooperativa.

Passando sotto l’arco della ferrovia si imbocca a destra la passerella pedonale di recente costruzione. Prima del fiume Brembo l’occhio è attratto dai gatti sparsi ovunque nel prato sottostante, sui muretti, tra i cespugli e le sterpaglie, qualcuno gironzola sulla strada, uno si gode su una roccia della riva i tiepidi raggi invernali.

Al centro della passerella viene da guardare in su e in giù, a monte e a valle mentre i bianchi gabbiani ormai dominanti planano, si appoggiano, si spostano sull’acqua. All’uscita, a sinistra, il Monumento al Carabiniere, intitolato ad un carabiniere morto nella sparatoria con i rapinatori: due militi dell’Arma, intabarrati e in marcia, nella bufera. E’ già un segnale che non è più di paese. Come si conferma con il Famedio, una collinetta trasformata in monumento ai Caduti, inaugurato all’indomani della Grande Guerra.

Un piccolo parco con cippi per le varie armi, non solo per l’Alpino. All’inizio della scalinata un rilievo di Sergio Locatelli, uscito scultore dalla bottega di famiglia – sua è la statua di Giovanni XXIII sulla facciata del Seminario. A lato il rifugio antiaereo costruito sul finire della guerra, per la popolazione minacciata dai bombardamenti – più di trenta morti – con il ponte come obbiettivo.

Saliti sul Famedio si può raggiungere la stazione del treno di Ponte San Pietro. Val la pena, prima che questi esempi di architettura spariscano. Mi ricorda i ritorni a casa dopo tre mesi di Seminario. Nel viaggio si condensavano tante emozioni. Alla vecchia Chiesa di Ponte San Pietro c’è il bel sagrato ornato dalle statue dello scultore settecentesco Antonio Sanz. Di solito in questo periodo natalizio si espongono nella navata magnifici presepi ambientati, con spaccati di vita quotidiana, o momenti storici e geografici diversi. Quest’anno la bella iniziativa è stata sospesa a causa del Covid.

Un presepio c’è ed è allestito su una sponda del fiume. Le case si riflettono nell’acqua e creano una cornice pittoresca.  Si continua sotto i portici, sempre più preziosi e meritevoli di conservazione dove i negozi hanno resistito. Si può scendere al Brembo o risalire alla Chiesa nuova (clicca sulla foto) del 1934: imponente, grande da sembrare ingombrante, uno sforzo economico per un capoluogo allora in ascesa. Sul frontone c’è l’immagine dell’Apostolo che predica dalla barca. Il campanile a sé, una volta deteneva il primato provinciale di altezza.

Entrando per viuzze e tornando si può spiare dentro la cappella dedicata a S. Anna, dalla finestra lasciata aperta per dare aria; oppure si può passare per lo Stal lònc (nella foto in basso), una vecchia casa contadina con cortile e loggiato e, sull’angolo, una massiccia torre bucherellata – che non fa pensare ad una semplice “passerera” – dove d’estate vi si svolgono spettacoli comici. Oltre la Biblioteca e le Scuole, si ripassa sotto l’arcata di ferrovia e strada Briantea, per concludere la passeggiata.

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