Come si fa una telecronaca sportiva? Per molti giornalisti il modo è semplice: si dicono i nomi dei calciatori (perché la maggior parte delle telecronache riguardano il calcio) che toccano la palla e ogni spesso si urla come invasati per sottolineare le occasioni da goal. Come se i telespettatori fossero sempre catatonici sul divano e non potessero vedere ciò che accade.
Stefano Rizzato usa un metodo diverso – forse perché lui il calcio lo segue poco. Si dedica al ciclismo, o al curling, o al salto ostacoli dell’ippica – sulle reti Rai. Rizzato non urla, quasi mai almeno. Lui spiega. Parte dal presupposto che, se c’è una telecamera, anche il telespettatore vede ciò che sta succedendo. Quindi lui mostra con le parole i particolari invisibili, i retroscena ancora ignoti,
Questo compito dovrebbe dovrebbe svolgerlo la «voce tecnica», ovvero il telecronista spalla, esperto dello sport che si sta commentando. Solitamente questi tecnici sono gente del mestiere: ex atleti di una certa fama, allenatori, dirigenti. Ma quasi sempre si lasciano prendere a loro volta dall’emozione di parlare in diretta e replicano gli stilemi dei telecronitsti calcistici: urlano spesso e quando non sanno come riempire lo spazio sonoro fanno elogi a doti come la grinta e l’italianità di chi è in campo.
Poi capita che Rizzato, per commentare il salto ostacoli, chiami uno come Filippo Bologni (è successo tra il 6 e il 9 novembre scorsi in occasione delle gare di Jumping Verona, 3ª tappa della Coppa del Mondo di quello sport) – qualche info in internet si trova al seguente link: https://www.fieracavalli.it/it/jumping-verona/.
E viene fuori la telecronaca perfetta.
Bologni è stato un cavaliere di livello, allevatore di cavalli, allenatore (per conoscerlo un po’ c’è online una sua intervista al link: https://www.cavallomagazine.it/eventi/fieracavalli/la-seconda-vita-di-filippo-bologni). Insomma è uno che ci capisce, ma soprattutto è in grado di far capire a profani ed esperti ciò che sta succedendo oltre a ciò che mostrano le immagini.
Così si possono apprezzare i motivi dietro certe scelte (x numero di passi prima di un ostacolo invece di y, in relazione alla stazza del cavallo) e come il cavaliere può aiutare spostando il suo peso in sella, ecc.
Soprattutto Bologni è capace di spiegare perché un cavaliera ha sbagliato, anche se è italiano, e perché quell’altro ha vinto, anche se è tedesco. Perché, insomma, lì a Verona stava commentando una gara di livello mondiale, con cavalieri come minimo olimpionici. Non era la garetta degli amici con in palio la porchetta. In ballo c’era la massima qualità possibile del suo sport, non il tifo.
Con Stefano Rizzato le telecronache valgono la pena.



