Un attraversamento pedonale, un semaforo rosso ignorato e una catena di urti che non ha lasciato scampo. È morto così Francesco Benedetti, 59 anni, investito giovedì scorso in Porta Nuova e deceduto lunedì al Papa Giovanni XXIII. Le ferite riportate nell’incidente si sono rivelate irreversibili.
Secondo la ricostruzione della polizia locale, una Fiat 500 diretta da via Camozzi verso via Tiraboschi ha impegnato l’incrocio scontrandosi con una Kia Sportage proveniente da viale Roma e diretta alla stazione. Nell’impatto, la 500 ha ruotato su sé stessa colpendo Benedetti con l’angolo posteriore sinistro mentre stava attraversando la strada. Per il conducente è scattata la denuncia per omicidio stradale.
Benedetti viveva a Colognola, in via Carlo Alberto. Medico di formazione, aveva rinunciato alla specializzazione in ortopedia e traumatologia per restare accanto alla madre, rimasta vedova troppo presto. Una scelta che lo aveva portato al Centro biomedico bergamasco, alla rotonda dei Mille, come prelevatore. Un incarico diventato, con il tempo, una vera casa: lì lavorava da 31 anni.
Chi lo ha conosciuto lo descrive come una presenza costante, discreta, sempre pronta a dare una mano. Era volontario dell’Associazione diabetici e dell’Anmic e iscritto all’Aido. Al Centro biomedico era un punto di riferimento, aggiornato, capace di portare allegria negli uffici. Benedetti coltivava la passione per l’Atalanta. Abbonato alla curva Sud, seguiva la squadra ovunque potesse, spesso insieme ai nipoti.
La salma è composta nella camera mortuaria del Papa Giovanni XXIII. I funerali si terranno venerdì 23 gennaio alle 10 nella chiesa di San Sisto, a Colognola. Intanto il Centro biomedico ha aperto una raccolta di testimonianze per la famiglia: un modo per restituire, almeno in parte, l’affetto che Francesco Benedetti ha seminato in una vita interamente spesa per gli altri. Chi volesse lasciare un pensiero per il dottore può scrivere all’indirizzo mail [email protected].




