Nato e cresciuto tra lago e monte mi fa sempre effetto la pianura, quella autunnale, dall’orizzonte brumoso, tra alberi ancora verdi che accompagnano le rogge, le canne di mais ingiallite, i campi di foraggio e il rettilineo della strada che si perde.

Non è più il percorso che una volta lasciato Bergamo conduceva semideserto nella campagna con i cascinali in lontananza, paese dopo paese, dritti fino al cartello di destinazione. Ora è disseminato di rondò, sovrappassi, strade che si diramano, cartelli che disorientano.

L’azzurro offuscato dal bianco ci accompagna mentre auto veloci ci raggiungono e sorpassano su una carreggiata diventata stretta per quei camion che si incontrano, fortunatamente senza ciclisti e trattori. Quando siamo in vista di Orzinuovi il sole brilla sulle case e in controluce si profila la sagoma della rocca con la torre merlata, poi la spianata davanti, a sinistra il filare di tigli, a destra macchine parcheggiate. Un caseggiato lungo e omogeneo, tipico di vecchia fabbrica, ci accompagna alla porta dell’antica cittadella veneta, Porta S. Andrea, unica rimasta della possente struttura difensiva a stella che costituiva Orzinuovi. L’Oglio poco distante divideva la Serenissima dal Ducato di Milano. Le due potenze si contrapponevano con due fortezze, sul lato bresciano Orzinuovi, su quello cremonese Soncino.

Si espone lo stendardo che la comunità commissionò a Vincenzo Foppa, un pittore tra i principali del Rinascimento. Nacque a Brescia, imparò presto il mestiere, apprese le varie tecniche girando e frequentando i grandi del tempo, Mantegna, Bramante, Bellini, Leonardo. Assimilò senza fermarsi a bottega, e poi fece scuola. A fine carriera Orzinuovi lo incaricò dello stendardo come voto per la protezione dalla peste, e fu il suo capolavoro. Le guerre d’Italia tra Quattrocento e Cinquecento avevano portato carestie e violenze e avevano favorito il diffondersi di malattie e pestilenze. Brescia subì un terribile Sacco, le conseguenze furono gravissime per tutto il contado. Lo stendardo, che veniva portato in processione, è composto di due teli cuciti che rappresentano da una parte la Vergine con il bambino, Santa Caterina e San Bernardino; dall’altra in una curata composizione San Sebastiano su un ceppo di legno tra San Rocco e San Giorgio. Sono personaggi terrestri, dai volti e dal portamento semplice. Non rappresentano l’uomo signore che s’innalza a Dio ma piuttosto il dio umile che s’incarna nella quotidianità della vita.

L’addetto alla mostra si è prodigato a spiegare anche di Orzinuovi, della via centrale che la divide sulla rotta per Cremona, le strade che si dipartono a reticolo, il Duomo posto da una parte – “non cercate il campanile, perché fu demolito e non più rifatto” – quella di S. Domenico dall’altra. Poi ancora la lunga Piazza Vittorio Emanuele II che sta in mezzo, il Palazzo podestarile con caratteristiche gotiche e sede attuale del Comune– “se chiedete vi fanno vedere la Sala Consiliare, ne val la pena per le belle pitture” – il Santuario dell’Addolorata alla porta, limite del centro storico dove si ricordano i morti delle due guerre. Al mio dubbio se qui stanno con Brescia o con Cremona: “ … bresciani siamo! E questo sentimento è rimasto nelle battute ironiche verso chi trova moglie al di là, a Soncino, come di chi vuole accreditarsi”.

In una sala vengono presentati gli abiti indossati dai personaggi dello stendardo. Il saio del francescano, la modesta tunica della Santa, la mantella rossa di San Rocco, il copricapo della Vergine, la corazza cesellata di San Giorgio. Gli storici tessuti sono stati confezionati dalla Fondazione Arte della Seta Lisio di Firenze.

L’opera fu presto dimenticata e riportata all’attenzione solo nel secolo scorso. Conservata nella Pinacoteca Martinengo di Brescia oggi è tornata al suo luogo d’origine e resterà fino alla fine di marzo 2023

Con il sole tiepido val la pena consumare un frugale spuntino nel bar della piazza, al sole, tra i tavolini collocati fuori del porticato. E’ facile pensare alla piazza nelle varie occasioni di mercato, di esposizioni, di rassegne, di fiere. Sarà anche occasione di confronti e scambi di idee? Lo fu nel passato stante la targa che leggo seduto a memoria di Felice Cavallotti, deputato radicale e polemista sui giornali. Fu posta dalla Società operaia. Anticlericale ma senza far parte del potere, in difesa degli svantaggiati ma pagando di persona, intransigente in ogni questione pur di restare fedele alle sue idee. Era un abile schermitore. Sempre pronto alle sfide morì in un duello.

Link utili:
Prenotarsi alla mostra
Comune di Orzinuovi
Mangiare a Orzinuovi


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