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Nella Villa Reale di Monza alla scoperta Henri de Toulouse-Lautrec

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Henri de Toulouse-Lautrec

Di Henri de Toulouse-Lautrec ho scoperto l’abilità del disegnatore tra le 150 opere esposte fino al 6 gennaio nelle sale della Villa Reale di Monza. Qualche tratto e il personaggio è caratterizzato, vivo, contestualizzato, in relazione con gli altri, preso nel vortice della vita. Gli atteggiamenti sono di sorpresa, decisione, indignazione, euforia, meraviglia, interrogazione. Ha uno sguardo ironico. Disegna e colora manifesti, vignette per giornali, illustrazioni per riviste, copertine di libri. Si trovò al centro della vita parigina quando Parigi era la capitale della cultura, in piena Belle Epoque. Dopo la grande paura della rivoluzione con la Comune degli anni ’70 finita nel sangue, la borghesia aveva riaffermato la sua egemonia. Henri de Toulouse-Lautrec ne interpreta la voglia di vivere, di ridere, di chiacchierare. I suoi ritratti sono ripresi sui boulevard, nei bistrot, tra gli acrobati del circo, sui campi di equitazione, alla pista di pattinaggio, tra gli habitué e le donne dei bordelli, al teatro tra le ragazze del Moulin Rouge. Le ballerine, ancora in redingote, fanno roteare le gambe che interpretano la voglia femminile di liberarsi dai lacci del passato. I suoi personaggi sono inconfondibili. Con pochi tratti delinea i volti accentuandone le particolarità, i difetti, le pose. Non discutono ma bisbigliano o sghignazzano. Si prestano ad essere chiacchierati per i loro gesti. Le loro parole passano di bocca in bocca.


Henri de Toulouse-Lautrec ritrae ogni personaggio con leggerezza; in lui  non c’è mai giudizio morale, ma tanta simpatia. Vedendo le sue raffigurazioni si ha l’atmosfera del tempo, di gente che voleva godere e vedeva in modo roseo il futuro. Si era nel tempo delle Grandi Esposizioni di Parigi, dell’ardita costruzione della Torre Eiffel, della certezza del progresso. La sua fu una vita breve, ma intensa. Cercò, e in parte ci riuscì, di superare il suo handicap fisico – bloccato nella crescita delle gambe –  con una brillante vita di società. Negli ultimi tempi però crebbero i momenti di depressione, divenne irascibile, la sua vita si fece sregolata. La salute ne risentì. Si manifestò appieno la sifilide che aveva contratto nei bordelli e rimediò con l’alcol e con l’oppio. Fino a girare in carrozzella trascinata da un pony. Una foto lo ritrae, non più mattacchione con gli occhi strabici o, attraverso un trucco fotografico, con il pennello in mano nell’atto di ritrarre se stesso, ma come uomo maturo, serio, pensieroso, seduto al tavolino del giardino mentre sfoglia il giornale. Era tornato nella villa della madre cui era attaccato e che l’aveva sempre aiutato, presente anche nel momento della morte. Aveva trentasette anni. (di Marco Malighetti)


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