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Silvia Calenda

Il divorzio è diventato un fenomeno sempre più diffuso negli ultimi decenni. La percentuale di famiglie composte da un solo genitore è aumentata considerevolmente e il divorzio genitoriale costituisce, in tutto il mondo, la causa principale di questo sorprendente aumento. Le statistiche Istat ci dicono che sono sempre di più le separazioni e i divorzi in Italia: con riduzione dei matrimoni e aumento (in particolare al Nord) delle unioni civili. Questi sono dati che ci offrono una fotografia di cambiamenti importanti che stanno avvenendo nella nostra società. Qual è, a questo proposito, la realtà bergamasca? Se vogliamo toglierci qualche curiosità rispetto ai Comuni oltre i 5000 abitanti della Bergamasca vediamo come Ponteranica sia al 1° posto per percentuale di coniugati (50,6%), come Sarnico abbia il maggior numero di divorziati (3,4%), mentre Palosco ne abbia il minor numero (1,2%). Per la città di Bergamo salta immediatamente all’occhio nella tabella l’inversione di tendenza degli ultimi 10 anni. La percentuale di persone coniugate è scesa dal 48,3% al 41,0%, mentre la percentuale di divorziati è passata dall’1,0% al 3,0% (senza contare le separazioni). Data la rilevanza del fenomeno è opportuno chiedersi quali siano le conseguenze psicologiche del divorzio sulle persone che lo sperimentano. La separazione o il divorzio, anche nei casi in cui derivi da forte conflittualità, rappresenta una perdita, perdita della persona che non condividerà più la nostra quotidianità, ma anche perdita dell’idea di famiglia che l’individuo aveva coltivato nel tempo, di un futuro immaginato, di una parte fondamentale della propria identità. Tutto questo necessita di essere elaborato esattamente come un lutto.


Molto spesso, però, elaborare tali vissuti emotivi diventa difficile. I coniugi, infatti, si trovano a confrontarsi con intensi sentimenti conseguenti alla rottura del legame affettivo e, contemporaneamente, a gestire tutto ciò che l’evento separativo comporta dal punto di vista pratico (aspetti legali, riorganizzazione delle proprie relazioni familiari e delle proprie condizioni di vita, modifica delle condizioni abitative ed economiche, etc..). La necessità imminente è di “darsi da fare”, “risolvere problemi”. Il riconoscimento e l’elaborazione delle emozioni può risultare “bloccato” dal carico di incombenze da gestire. Ma il bisogno di prendersi cura del proprio mondo interiore e dei propri vissuti emotivo-affettivi può essere soppresso? Assolutamente no! Per il proprio benessere psicologico, ma anche per quello dell’intero nucleo familiare. L’aspetto emotivo più logorante si manifesta nel caso in cui le parti restano intrappolate in sentimenti contraddittori per cui, da un lato sembrano volere una separazione per porre fine al conflitto e al malessere, dall’altro lato ricercano il contatto con l’ex coniuge proprio per alleviare il dolore, trovandosi in tal modo in una sorta di “legame disperante”, in cui generalmente uno dei due coniugi dipende affettivamente dall’altro ed è incapace di allontanarlo definitivamente. La contraddittorietà di questi scopi insieme all’ambivalenza dei sentimenti provati crea quello che è il paradosso del divorzio stesso, ovvero l’impossibilità di poter divorziare da soli: inevitabilmente c’è bisogno della collaborazione dell’altro, c’è bisogno che l’uno faccia anche qualcosa per l’altro e per i figli e non solo per se stesso. Proprio come il legame di coppia viene costruito in due, anche ciò che comporta la separazione ha bisogno di essere coordinato da entrambi gli ex coniugi.


Occorre “lasciare andare per andare avanti”: lasciare andare il passato vuol dire anche ridefinire la propria identità, sperimentare la sensazione di aver perso una gran parte del proprio senso di sé ed è molto facile imbattersi nella domanda “chi sono ora?”. Tutto ciò può generare disorientamento e insicurezza; un sostegno psicologico adeguato in questa fase di rivalutazione delle proprie scelte e di bilancio della propria vita e identità può essere importante per elaborare emotivamente l’accaduto e affrontare anche i momenti più bui. Anche nella migliore delle situazioni la separazione rappresenta una delle fasi più delicate e stressanti della storia familiare, generatrice di ansia, depressione, incertezza e disorientamento nei singoli protagonisti. Ecco perché si ritiene importante l’attivazione di percorsi appositamente pensati per aiutare i genitori separati ad elaborare tali vissuti.

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Autore

Silvia Calenda

Psicologa (laurea in Neuroscienze e riabilitazione neuropsicologica a Padova) , psicoterapeuta cognitivo-costruttivista in formazione

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