Dopo una settimana in zona arancione, a partire da domenica 17 gennaio, la Lombardia (e quindi anche la provincia di Bergamo) torna a essere zona rossa.

A sancirlo un’ordinanza firmata nella giornata di oggi, venerdì 15 gennaio, dal Ministro della Salute Roberto Speranza. Quest’ultima è stata emanata sulla base del monitoraggio dei dati epidemiologici fatto dal Comitato Tecnico Scientifico.

Con la Lombardia (con un’indice RT che dall’1,24 della scorsa settimana è salito a 1,38) a tornare a essere zona rossa anche la Provincia Autonoma di Bolzano e la Sicilia. Quest’ultima, avrebbe potuto rimanere arancione, ma il Presidente della Regione, ha optato per l’adozione di misure più stringenti.

Dopo una settimana in zona arancione, la Lombardia da domenica 17 gennaio sarà zona rossa: a sancirlo l’ordinanza firmata venerdì dal ministro della Salute Roberto Speranza, emanata sulla base del monitoraggio dei dati epidemiologici fatto dal Comitato Tecnico Scientifico.

A rimanere arancioni 12 regioni: Abruzzo, Calabria, Emilia, Friuli, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Puglia, Umbria, Val d’Aosta. Arancione anche il Veneto, su “richiesta”, visto che i dati erano potenzialmente da zona gialla.

A divenire gialle invece le altre regioni: Basilicata, Campania, Molise, provincia autonoma di Trento, Sardegna e Toscana.

Nell’ultimo Dpcm è prevista anche una zona bianca, possibile con un’incidenza di 50 contagi per 100mila abitanti, abbinata a Rt inferiore a 1. Nessuna regione al momento però rientra in questa categoria.

Le reazioni alla conferma della Zona Rossa per la Lombardia

Immediate le reazioni di alcuni volti di spicco. Tra le prime quella di Roberto Calderoli, vice presidente del Senato.

“La decisione del Governo di riportare la Lombardia nuovamente in zona rossa penalizza eccessivamente la Regione più popolosa e più produttiva d’Italia che di fatto è quasi sempre in zona rossa da novembre, con un evidente danno alla nostra economia. La Lombardia che ha già pagato un caro prezzo per le scelte sbagliate del Governo, che non ha fornito le risorse per potenziare il trasporto pubblico locale, che non ha avuto gli aiuti economici promessi alle categorie produttive, ora viene nuovamente penalizzata da una decisione ritenuta eccessiva anche dai sindaci di centrosinistra come il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori. Il Governo ci ripensi, per non frenare ancora una volta la locomotiva del Paese”.

A prendere parola anche il consigliere regionale di Azione, Niccolò Carretta, preoccupato per una terza ondata da evitarsi, ma anche dalla poca chiarezza che si sta creando con questi cambiamenti continui.
“L’obiettivo di tutti è quello di uscire presto dalla crisi sanitaria e non c’è spazio per il non rispetto delle regole date, ma il Governo e la Regione devono capire che i cittadini chiedono a gran voce più trasparenza e maggiore chiarezza non solo sulle indicazioni, ma anche sul metro di giudizio. Gli indicatori sono molto complicati da comprendere, ma questo sforzo va fatto per il bene del Paese e dalla collaborazione che diventa oggi più che mai essenziale. Capire le regole, dar loro autorevolezza placa i timori, indebolisce i dubbi e allontana il rischio di nuove tensioni sociali. Per la Lombardia bisognerebbe provare a valutare un sistema di colorazione provinciale, poiché Bergamo, ma anche altre provincie sembrano avere numeri adatti almeno alla zona arancione”.

Giovanni Malanchini, consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale ha invece così dichiarato:

“La Lombardia è la regione più produttiva d’Italia, vera e propria locomotiva del sistema Paese, e ancora una volta si trova a pagare il prezzo delle insensate scelte prese da questo Governo. La nostra economia, per l’incompetenza di chi oggi guida il Paese, viene messa in ginocchio, così come le tantissime attività che rischiano di non poter più riaprire. È finito il tempo delle promesse: pretendiamo che Conte, in queste ore evidentemente troppo impegnato a salvare la sua poltrona, eroghi ristori immediati e adeguati per la Lombardia e chiediamo, così come annunciato dal Governatore Fontana, di sottoporre la questione al CTS affinché venga rivalutata questa ingiusta decisione”.

Non è mancato nemmeno il commento del consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella:

“Se la Lombardia è entrata in zona rossa non è certo per qualche punizione, ma perché lo dicono i numeri. Alcune province hanno un’incidenza di casi molto alta, il tasso di occupazione delle terapie intensive causa Covid, da ottobre ad oggi, si è sempre mantenuto oltre la soglia critica e la Giunta non ha lavorato a sufficienza sul tracciamento, sul numero di tamponi effettuati, sulla cura domiciliare precoce”.

 

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