Ricordo questo marcantonio (Zlatan Ibrahimović alias Ibra) con grande piacere, un giocatore straordinario, fortissimo fisicamente e con una tecnica sopraffina nonostante due piedi che assomigliavano, per dimensioni, più ad una imbarcazione da canottaggio. Rimane probabilmente il miglior calciatore che abbia mai incontrato in campo: giocatore della Juventus, uno dei pochi che mi aveva davvero impressionato. Oggi invece lo vedo comportarsi come un bambino viziato, nervoso, provocatorio ed arrogante e questo mi dispiace moltissimo.

Dà l’impressione, con queste gesta antisportive e maleducate, di essere arrivato a fine corsa, con il fiato sul collo alla ricerca di quei successi che gli mancano nel suo palmares. Prima l’infelice frase esclamata nei confronti di Duvan Zapata (“Ho più gol io di partite giocate da te in serie A”, frase peraltro smentita dai numeri) poi la mezza rissa con Lukaku e l’espulsione nel derby della Madonnina che è costata l’eliminazione dalla Coppa Italia. Lo stesso allenatore Pioli ha sottolineato l’erroraccio del grande Ibra, che pare essersi scusato con i suoi compagni, ma non ancora con l’attaccante interista.

Caro Ibra, visto che il prossimo 3 ottobre i tuoi anni saranno 40, e la carriera volge al termine per te come per tutti lascia che i ragazzini che ti ammirano apprendano le gesta sportive, i gol, le incornate di testa e le tue poderose cannonate. Evita di lasciare questi ricordi non degni del grande calciatore che sei stato. Ricordarti per le zuffe, per le frasi stupide e insensate, per le espulsioni non è certo una bella cosa. L’arroganza in campo non premia mai, perché se vinci allora nessuno può dirti nulla, ma se poi perdi, come ti capita spesso (vedi Atalanta 0-3 e Inter in Coppa Italia) allora presti il fianco all’ironia.

Fai un bel respiro qualche volta, e anche qualche complimento agli avversari, vedi Duvan Zapata, che la scorsa settimana ha dimostrato a te e ai tuoi compagni che i tempi cambiano: adesso è lui il vero Ibra, che ti piaccia o meno.

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