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Case popolari? Ennesima questione generazionale

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Il raddoppio delle richieste per le case popolari fa riflettere. A Bergamo la giunta comunale si appresta a farsi carico del problema, ma nessuno si pone invece la domanda del perché tali numeri sono in aumento nonostante l’alto numero di immobili in vendita o sfitti negli ultimi anni. Non dovrebbe essere i l contrario? I pochi rudimenti di economia appresi a scuola postulavano che se l’offerta aumenta il prezzo scende. Ma non è i l caso degli immobili. O meglio, è vero che negli ultimi anni per effetto dell’esplosione della bolla edilizia i prezzi sono scesi, ma vogliamo rapportarli al potere d acquisto dei salari? Soprattutto degli under 30. Non stiamo nemmeno a fare il paragone. In media una coppia di 30 anni che si appresta a valutate l’acquisto della prima casa (con l’intenzione di farci dei figli) e che si vuole accontentare deve stare su importi che vanno dai 100mila ai 140mila euro. In media una banca vuole una base di almeno 30.000 euro per accedere al mutuo sempre che l’analisi della busta paga indenne ai raggi X dell’istituto di credito. Qualche anno fa le banca erano più di manica larga, adesso hanno stretto i lacci della borsa. In sintesi, per ottenere un mutuo per un trilocale in zona semi-centrale (mantenendo un minimo di margine di spesa per la vita ordinaria) occorre che uno dei coniugi lavori in un ventre di vacca come la Dalmine o la San Pellegrino; se poi l’altro coniuge, dopo il primo figlio, chiede il part-time, si preparino i genitori a staccare assegni. L impressione è che si sia innescato un meccanismo senza più ritorno, nel quale la maggioranza dei proprietari immobiliari è gente agiata che non si sogna nemmeno di uscire per un attimo dalla logica del guadagno a tutti i costi e dare una mano ad una generazione disgraziata. Che può fare la politica? Risolvere con le case Aler? Suvvia, siamo seri. Ci sono troppi immobili in mano a over 60 restii alla compassione. È l’ennesimo esempio di questione generazionale. Quando la politica vorrà capirlo e metterci mano facendo delle scelte (anche impopolari) batta un colpo. Siamo stanchi di sentirci ripetere parole come “bene comune” quando c’è gente che non molla 20mila euro per un affare.

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