Home Divano Stampa Tifo organizzato: la politica da che parte sta?

Tifo organizzato: la politica da che parte sta?

117
CONDIVIDI
tifo violento

Ci risiamo. Siamo qua dopo una giornata di campionato a parlare di violenza e tifo organizzato con vittima al seguito. Solite parole, solite prose smielate da parte degli addetti ai lavori e politica in attesa della prossima vittima o del prossimo episodio. Chi scrive si permette semplicemente di analizzare i fatti. Se un 39enne di Varese, padre di due figli, si erge a capo di un commando per andare a creare caos e violenza durante una partita di cartello non so di cosa si stia a discutere. Non c’è da discutere. C’è da intervenire senza mezze misure, né scrupoli. Non lo dico perché sono cattivo e senza pietà. Lo dicono quelli che questo problema lo hanno risolto anni fa. Gli inglesi negli anni 80 sono stati esclusi dalle coppe per colpa del hooligans (trad.: teppisti). Hanno risolto il problema prendendolo di petto, con scelte politiche di dura repressione. Senza pietà né sconti per nessuno. Invece da noi scatta il solito perbenismo da buoni cattocomunisti: “Bisogna trovare la soluzione che riesca a non generalizzare tra i tifosi e tutelare il tifoso per bene“. Cavolate da bar sport della politica.

Se si vuole debellare la piaga bisogna agire con estrema durezza. È inutile avere stewart all’ingresso degli stadi mal pagati e che al posto di controllare i tifosi guadano la partita. È inutile rilasciare dopo mezz’ora un delinquente solo per le classiche alchimie da avvocati (per i quali questo tema è un bel business). È inutile mettere per strada un poliziotto, pagato 1500 al mese, e pretendere che questo, se sbaglia a randellare uno nel parapiglia generale, debba rischiare di andare lui sotto processo. Tutti questo vuol dire garantire i delinquenti. Ripeto gli inglesi anni fa hanno avuto la volontà politica di affrontare e debellare il sistema. Per noi invece vale sempre la teoria del “macellaio da galera la domenica” che due giorni dopo lo trova la strada della redenzione col solito prete salva anime in un talk show televisivo. Ovviamente lamentandosi che la società non gli abbia dato l’ennesima occasione per riscattarsi. Ecco questo non succede in Gran Bretagna. Ma nemmeno in Svizzera, in Germania o negli USA. Con certi fatti non ci sono “se” o “ma” da adottare; ci sarebbero solo procedure da attuare dove la pietà è solo un’arma usata dalla parte dei violenti per farla franca a scapito magari di un poliziotto che tiene famiglia pure lui. Strano che il nostro ministro degli interni, da sempre molto legato al tema sicurezza, tentenni nel risolvere la questione.

CONDIVIDI

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here