La questione fiscale è da sempre in cima all’agenda delle polemiche politiche e, perché no, pure familiari del nostro paese.
Facciamo qualche esempio. I numeri ci dicono che la sanità, con una spesa totale di 115 miliardi di euro, con un costo pro capire di 2752 euro, è a carico soprattutto del 13% della popolazione che percepisce un reddito oltre i 35.000 euro e che versa il 59% del gettito Irpef totale.

Sull’istruzione sono in ballo 62 miliardi di euro con costo pro capite di 1027 euro. Questi sono tutti a carico del 13% di contribuenti sopra i 35.000 euro, per una redistribuzione di 53,89 miliardi. Se poi vogliamo ulteriormente mettere il dito nella piaga c’è anche la questione geografica, ossia la Lombardia versa più Irpef di tutte e 8 le regioni del Mezzogiorno.

Da questi dati emerge un’evidente sperequazione di rapporto spesa/utenza del cittadino medio. Senza dimenticare che chi percepisce un reddito entro i 15.000 euro (stagionali, part-time, o il mix di entrambi più il non dichiarato…) ha accesso a una serie di bonus e detrazioni che qualsiasi paese d’oltralpe giudica “da matti”.

Chiaramente chi percepisce di più è giusto che paghi qualcosa di più per garantire un welfare state decente ai neonati meno fortunati di loro con genitori meno abbienti. Ma da qui al non fare pagare poco o nulla a chi si impegna lavorativamente meno della metà di costoro e ha accesso agli stessi servizi è il solito vizio italico dello stato-mamma.

Una proposta di educazione civica potrebbo essere quella di spedire ogni anno a tutte i cittadini o nuclei familiari (in stile buste arancioni) il saldo tra tasse pagate e benefit ricevuti e in allegato, magari, anche le ore lavorate del nucleo familiare.
Qualcuno direbbe che sarebbe un attentato alla coesione sociale. Sarebbe, invece, una leva che potrebbe far uscire uno straccio di orgoglio a qualcuno che al posto di lamentarsi e basta cominci a rimboccarsi le maniche.

Vorrei chiudere descrivendo un aneddoto di qualche mese fa. Ero in visita a dei famigliari. Una lontana parente si lamentava dei servizi sia del Comune che dello Stato in Alta Val Brembana. Famiglia composta da padre lavoratore operaio specializzato, madre casalinga, due figli. Alla fine delle lamentele io me ne esco con questa frase: “Certo che pensare di pagare 300 euro di Irpef al mese e avere la scuola per 2, la sanità per 4, le strade asfaltate, i trasporti a basso prezzo… È lo schema ideale per la corsa verso la bancarotta dello stato“.

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Autore

Davide Bettinelli

Nato a Trescore nel 1982. Diplomato alla "Pesenti". Occupazione operaio metalmeccanico. Membro del consiglio di fabbrica per la CISL dal 2006 al 2014. Calcio CSI dal 2003 al 2009. 1° posto Endenna gruppo di campionato 2007-2008 Arbitro CSI dal 2009 al 2011. Presidente calcio a 5 CSI dal 2010 al 2013 della Mirafiori. 1° posto gruppo E nella stagione 2011-2012. 1° posto torneo Epifania a Berbenno nel 2011. Tennis a livello amatoriale dal 2013 al 2017. Miglior risultato quarti di finale torneo Quarenga 2016. Iscritto al PD dal 2010

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