Tutti a piangere Christo. Pochi a ricordare quanto l’Italia, esattamente cinquant’anni fa, non fu in grado di comprendere l’opera dell’artista. Bruciato il suo impacchettamento della statua di Leonardo davanti alla Scala, rimosso quello alla statua del Re, davanti al Duomo, per le proteste dei monarchici.



Palma Bucarelli, a Roma, combatteva negli stessi anni una battaglia culturale a favore di un’arte contemporanea osteggiata sia dalla destra che dalla sinistra, finendo perfino in tribunale, anche lei nel 1970, per avere acquisito la Merda d’artista di Manzoni e un Sacco di Burri. Christo è sempre stato un artista scomodo, perché si autofinanziava vendendo i disegni e i progetti, per avere quell’indipendenza che gli consentiva di lavorare con libertà. Aveva una dote che adesso sembra mancare, spesso, negli artisti: la pazienza unita alla tenacia – 24 anni senza desistere per impacchettare il Reichstag -. Aveva la capacità di intercettare i conflitti, come quelli tra i proprietari terrieri quando realizzò la Running Fence. Chi ha camminato sui Floating Piers ha potuto toccare con mano la trama e l’ordito della sua opera. Ogni suo lavoro è un’apparizione. Nessuna proroga, il tempo è dato. Carpe diem. Non per sottolineare l’effimero, ma per accendere nella memoria un modo diverso per leggere le cose “dopo”, dopo che è passato lui.


Ogni suo lavoro è democratico: anche se sei più ricco non puoi pagare un’apertura esclusiva. Devi fare la levataccia e dormire lì, all’ingresso. Certo, puoi farti portare dal motoscafo a bordo passerella per evitare la coda, ma è come atterrare a Santiago e dire che hai fatto il cammino. No way. Tutti possono fruirne. E non c’è biglietto. Un pellegrinaggio laico, una liturgia spettacolare, mi fece notare un amico. Camminare sull’acqua, una cosa per tutti, per chi ha ville e domestici e per chi arriva a fatica alla fine del mese. Negli occhi di tutti stupore, la sensazione che essere stati lì sarebbe stata una cosa da potere raccontare, di cui potere andare fieri. Un piccolo miracolo accessibile e poetico, un invito a guardare la natura, al condividere lo spazio e l’esperienza con gli altri, perché tutti si era parte dell’azione. Anni dopo a Londra ho visto Mastaba. Non era la stessa cosa. C’era un che di opprimente, le persone facevano altro. Il testamento sarà la lama arancione sull’acqua blu. In un gesto che ha unito, per pochi giorni, il cielo e la terra.

by Giovanna Brambilla
Responsabile dei Servizi Educativi – Head of the Educational Departement presso Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo

 

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Giovanna Brambilla

Docente universitario a contratto presso Università Cattolica del Sacro Cuore, Docente di iconografia presso MADE Program e docente a contratto presso Business School Il sole 24 Ore

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