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Andrea Valesini

Finalmente sui social si è tornati a parlare del grave conflitto in Ucraina. E’ accaduto giovedì attraverso diversi post indignati per l’intervista rilasciata a Vogue (la copertina) dalla moglie del presidente Volodymyr Zelensky, alla quale il mensile internazionale di moda ha dedicato anche la foto di copertina.

Un odio inspiegabile per la copertina di Vogue

Nella mia inscalfibile ingenuità mi hanno sgomentato molti commenti ai post, garbati e riflessivi. Ne elenco alcuni: “vomito”, “bastardi”, ”merde”, “ci avete rotto i coglioni”. Parole che denotano un odio inspiegabile, se non con la pretesa che l’Ucraina si arrenda. Peraltro penso che molti degli insultatori non abbiano letto l’intervista, che verte per l’80% sul conflitto. Olena Zelenska dice tra l’altro: “Stiamo domandando qualcosa che avremmo preferito non dover chiedere mai: armi, armi da usare non per fare una guerra sulla terra di qualcun altro, ma per proteggere la propria casa e il diritto di svegliarsi vivi in quella stessa casa“.

A Bucha 800 corpi in fosse comuni

Spiega poi di aver aperto un’attività di assistenza per chi soffre di patologie psichiatriche in seguito al conflitto. Il marito parla solo nella parte finale dell’intervista e compare con la consorte in alcune foto interne. Ognuno è libero di pensarla come crede ovviamente (a me l’intervista ha lasciato indifferente) ma dal tono di alcuni commenti sembra che l’Ucraina abbia invaso la Russia. Nessuna indignazione invece per una notizia pubblicata martedì da un quotidiano italiano: a Bucha sono stati ritrovati altri 800 corpi in fosse comuni, ora ammassati nell’obitorio della cittadina vittima dell’eccidio russo, in attesa del riconoscimento dei parenti.

La russificazione del Donbass e i prossimi referendum

Intanto procede spedito il processo di russificazione del Donbass e delle zone occupate dal 24 febbraio. Il Cremlino sta preparando un referendum per l’autonomia da Kiev della città di Melitpol, previsto a inizio settembre. Le forze di Mosca conducono un censimento porta a porta. Chi sostiene l’Ucraina viene espulso a forza dall’Oblast (regione) di Zaporizhzhia, dove si trova la città. Il referendum dovrebbe tenersi in autunno in altri 10 centri passati sotto il controllo russo. L’esito delle consultazioni è scontato anche perché avvengono in aree dalle quali gli ucraini non russofili spesso sono stati costretti a fuggire.

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Autore

Andrea Valesini

Giornalista professionista. Caporedattore de L'Eco di Bergamo.

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