Mai avrei pensato di assistere ad un arbitraggio così di basso profilo per un quarto di finale d’Europa League, tra Atalanta e Lipsia. Non c’è da stupirsi che la classe arbitrale, tutta, stia attraversando un periodo non certo felice. Tra le ragioni un protocollo Var confuso e un ricambio generazionale inadeguato.

Lo si poteva immaginare guardando qualche partita del nostro Campionato, senza nemmeno parlare della Serie B, ma mai avrei pensato che tale mediocrità potesse apparire anche da una terna arbitrale designata per una partita molto importante a livello europeo.

Non giudico l’ex collega Antonio Miguel Mateu Lahoz per l’episodio del rigore (che comunque è netto trattandosi di un tocco chiaro di mano e non di spalla); lo giudico insufficiente per la conduzione dell’intero match, molto facile da arbitrare e reso complesso dal suo indisponente atteggiamento. L’arbitro si giudica dividendo i vari aspetti e cosi lo farò anch’io, tornando indietro con gli anni.

ASPETTO ATLETICO
Lento nelle ripartenze, spesso trotterellante in mezzo al campo con uno spostamento sul rettangolo verde degno di un arbitro di terza categoria (con tutto il rispetto per questo divertente campionato dilettantistico). Spesso ha fermato il gioco, riposizionato la palla, redarguito qualche giocatore lontano unicamente per perdere tempo e riprendere fiato, che mancava in modo evidente soprattutto nei 30 minuti finali. Un arbitro con questa preparazione atletica non può dirigere in Europa…

ASPETTO TECNICO
Discontinuo, sanzionatore per alcuni falli veniali e troppo lassivo per altre entrate pericolose. Mediocre anche sotto questo aspetto, culminato con la non concessione del rigore, nonostante il richiamo del Var. A detta sua il tocco c’è, ma con la mano sbagliata, come a dire una mano è fallo e l’altra no. ridicolo !

ASPETTO DISCIPLINARE
Aspetto davvero pietoso con una conduzione irregolare: primo tempo permissivista e secondo tempo con una marea di cartellini sventolati a caso qua e là, più per colpa sua che per le proteste dei calciatori di entrambe le formazioni. Mi hanno sempre insegnato che un arbitro deve arbitrare, non tenere comizi in campo… lui ha trascorso più tempo a giustificarsi, a spiegare, a discutere coi calciatori che quello effettivo giocato. Siparietti inutili, da principiante del fischietto, da attore teatrale come in occasione del rigore rivisto al Var per 4 minuti trascorsi a gesticolare, a parlare ad alta voce, mostrando a tutti cosa si diceva con il Var. Un comportamento degno del miglior Totò, appariscente quanto provocatorio, insomma in una sola parola decisamente scarso.

ASPETTO COMPORTAMENTALE
Credo di aver già detto abbastanza: protagonista indiscusso del match per il suo atteggiamento, mai richiesto per una partita del genere che sarebbe filata via liscia probabilmente con un ammonito per parte se non ci fosse stato lui, il Totò spagnolo.

ASPETTO ESTETICO
Aspetto non fondamentale per il CSI o per la 3° Categoria, ma non per l’Europa. Quando li ho visti entrare mi è tornata alla mente la terna arbitrale di Mai dire Gol. Correva l’anno 1984 con i bravissimi Aldo, Giovanni e Giacomo rinchiusi nello spogliatoio per gli errori commessi dal famoso “mentecatto” sul terreno di gioco. Lui che assomigliava ad Aldo Baglio, e i due colleghi, uno altezza 134 cm. mentre l’altro solo 10-12 kg sovrappeso con un bel rotolo di pancia che si intravedeva sotto la divisa europea.

P.S.
L’Atalanta avrebbe perso lo stesso, squadra ormai stanca, priva di idee e soprattutto di qualità (lontani i tempi con Gomez, Ilicic e Gosens) ma avrei preteso una terna adeguata alla competizione, non il trio della Gialappa’s anni ‘80 Un occhio di riguardo dal designatore italiano me lo sarei aspettato, quello si…

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