Attraverso l’assetata pianura, nel traffico intenso ma composto fino a Brescia e diradatosi sull’autostrada dei vini, sotto un cielo di nuvole mattutine che via via si apre e si fa luminoso, arriviamo nella città di Cremona, sonnacchiante senza autobus e con i parcheggi accoglienti.

In Duomo di Cremona è a minuti la celebrazione della solennità della Pasqua.  Un gruppo di turisti prende ordinatamente posto nelle ultime file. Le luci rischiarano le volte, gli arconi, gli affreschi, l’altare maggiore, il transetto, e permettono una visione piena, come di cielo stellato. Un paio di capannelli di chierici attendono fuori della sagrestia dove giungono alla spicciolata preti in clergyman o monsignori con lo zucchetto, canonici malfermi che non vogliono rinunciare all’appuntamento.

Il trombettista prova l’allegra entrata  accompagnato dall’organo. Banchi e sedie sono presto riempiti, anche quelle delle navate laterali da dove, in penombra e nello scorcio dell’altare oltre i poderosi pilastri, l’animo sembra raccogliersi meglio in preghiera. Si snoda il corteo dei celebranti. Passa sotto l’affresco del Romanino di Gesù davanti a Pilato e Flagellato, e del Pordenone della Salita al Calvario e la Veronica. Piega verso la navata centrale davanti alla meravigliosa imponente tela della Crocifissione, dello stesso pittore che da Pordenone proveniva ma si chiamava Giovanni Antonio de’ Sacchis. Il centurione al centro, con spadone e armatura cinquecentesca, indica l’innocente vittima. La croce portata dal chierico avanza nel fumo dell’incenso attraversando il raggio di sole che entra dal rosone. Al canto corale celebranti e vescovo risalgono verso l’altare e lasciano sulla sinistra gli affreschi della Natività di Maria, l’Annunciazione, l’Adorazione dei Magi diretti verso la grande pala di Bernardino Gatti l’Assunzione di Maria al cielo.

Fuori sulla piazza è un familiare ritrovarsi di amici e colleghi, gruppi di giovani e famiglie, qualcuno fermo in bicicletta o seduto sui gradini del portico e attorno ai tavolini dei bar. Un piacevole cicaleccio di relax al sole che scalda e sotto un cielo terso.

Nelle vie adiacenti si snoda il mercatino dell’usato: sotto le arcate in laterizio del Palazzo comunale, lungo via Giovanni Baldesio, il gonfaloniere della città che con un duello guadagnò per Cremona il privilegio di Comune libero, fino a Piazza Stradivari. 

C’è il pittore con le vedute caratteristiche della città come un pieghevole cartonato che per pochi soldi si riportava come ricordo della gita parrocchiale: il Duomo, il Torrazzo, l’Orologio, il Battistero, il Portico della Bertazzola, la Loggia dei Militi, il Palazzo Affaitati, la Chiesa di San Michele.

C’è la bancarella dei libri dove mi trovo amio agio: libri di storia locale, storie della letteratura o della scienza, le gloriose collane Einaudi nei cofanetti a righe rosse, le universali Dall’Oglio, Feltrinelli, Rizzoli, la serie telata dei manuali Hoepli – “semplici e ancora pratici” – le edizioni ottocentesche dei libri morali, e le chicche per i collezionisti, le cinquecentine con la copertina in pergamena, la legatura a nervi, le magnifiche decorazioni.  

Uno degli espositori viene da Firenze, per passione più che per guadagno. Ha passato la vita tra i libri, rappresentante e responsabile regionale delle vendite. “Si compra da librerie che chiudono, lasciti di qualche prete anziano o studioso con gli eredi che vogliono disfarsene. Compriamo in blocco. Peccato! si perde il pensiero che li ha messi insieme. Oggi? Ci sono gli appassionati, giovani e anziani più che quelli di mezza età. Apprezzano la fattura, la rilegatura, il disegno, la carta”. Aggiungo di mio il lamento per i libri che si buttano, a fatica si regalano, per le biblioteche strapiene di cianfrusaglie dove la qualità diventa sempre più rara.

Ai Giardini pubblici di Cremona ci tengono compagnia i busti di illustri musicisti cremonesi Ponchielli, Monteverdi, Stradivari, del vescovo filantropo e sensibile ai problemi degli emigranti Geremia Bonomelli. Una corona di alloro pur appassita testimonia del fervore che ancora suscita Giuseppe Mazzini, il genovese apostolo della libertà dei popoli.


Leggi anche: La luce del vero a Lecco. L’eredità dei macchiaioli da Fattori a Ghiglia

Print Friendly, PDF & Email

Tagged in:

,