Siamo alla vigilia di elezioni. I partiti sono impegnati nella contesa elettorale. Si tratta di conquistare il vertice dello Stato. E’ utile una riflessione partendo da alcune parole chiave. Per questo è utile la lettura del nuovo libro del filosofo Pier Paolo Portinaro dal titolo “Il lessico del potere. L’arte di governo dall’antichità alla globalizzazione

Le parole chiave nel nuovo libro el filosofo Pier Paolo Portinaro

Governo

La prima parola chiave che troviamo nel nuovo libro di Pier Paolo Portinaro è governo. I greci, agricoltori che avevano scoperto il mare, usavano l’immagine del nocchiero per indicare il ruolo di chi governa. Governare la nave richiede perizia, che non è di tutti. Richiede continuità, di giorno e di notte, tra marosi e insidie di ogni tipo. Si tratta di ordinare le forze come per il tessitore che intreccia i fili e li compone in un disegno. Il nocchiero porta deve portare la nave a destinazione. Altra immagine è quella del pastore. E’ un lavoro di tenere insieme e richiede fiducia. L’immagine piaceva a Gesù. Troppa conflittualità non va bene. Se prevalgono le fazioni la città si indebolisce, non resiste agli assalti dei nemici e diventa facile la delazione o il tradimento.

Sovranità

Il potere si regge sulla sovranità. Lo sosteneva Hobbes agli inizi della modernità: il sovrano garantisce la pace, altrimenti gli uomini finirebbero in una conflittualità permanente. Il sovrano sta sopra delle parti, da lui origina la legge e l’ordine. Il popolo è fatto di sudditi, davanti al sovrano non resta che ubbidire.

Nella storia di Roma al culmine dello scontro tra aristocratici e i popolari la repubblica si trasformò in principato e quindi in impero, l’imperatore detentore della forza e ispiratore delle leggi. Il primo modello di Roma era stato quello del paterfamilias che aveva potere assoluto di vita e di morte su moglie figli servi.

La differenza rispetto al mondo antico è che gli antichi facevano risalire la sovranità dal cielo, vista come fatto naturale. Il kurios, il Signore, era l’unto di Dio. Dopo il Cinquecento si comincia a vedere l’artificialità del potere, opera degli uomini, frutto di accordi, di contratto.

Costituzione

Il potere va frenato. Quando governa uno, il potere degenera in tirannide. Platone auspicava il governo dei filosofi. I moderni hanno cercato di contrastare il sovrano con la costituzione. Chi è al potere non deve rendere conto a Dio ma alla carta costituzionale, la legge fondamentale su cui si regge il vivere civile. La Rivoluzione francese sancì la divisione dei poteri, legislativo esecutivo giudiziario nonché riconobbe i diritti dei cittadini, partecipi uguali e liberi davanti alla legge.

E’ nata ben presto una conflittualità tra potere legislativo e giudiziario. Tanto più oggi con l’interdipendenza degli Stati nel mondo dominato da dinamiche di globalizzazione. Si è cominciato a parlare di poteri forti e poteri occulti, di società e imprese tentacolari, di economia che travalica la politica. Lo Stato moderno perde lentamente i contatti con la base sociale e la democrazia su cui si regge è in crisi.

Governance

La risposta a cui è chiamata la politica si chiama governance. Ci vogliono nuovi strumenti per governare una società liquida. Non si può governare un sistema complesso con direttive dall’alto. Tanto più dopo le tragiche esperienze dei totalitarismi del Novecento. Si richiedono nuove dinamiche di coordinamento. Di fronte alle nuove sfide: la pressione dell’immigrazione, il riconoscimento dei diritti delle minoranze, l’uso delle tecnologie.

Autorità

Certe risposte vengono tacciate di sovranismo. Si invoca una nuova autorità, guadagnata più che data, non soffocata dall’ involucro giuridico, che abbia fondamento nelle azioni che mette in atto. Il potere passa per il sapere. Non va scambiata con la coercizione o la persuasione manipolatoria e va difesa con istituzioni adeguate.

Questo il lessico del potere, da tener presente.

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