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Il welfare parte dalla buona tavola

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All’Expo l’attenzione sulla nutrizione è importante, quasi dovuta visto l’interesse crescente sulle tematiche nutrizionali. Un momento di riflessione e di educazione sul futuro alimentare dell’uomo. Decisamente un grande tema che coinvolge tutti: quelli che da mangiare ne hanno fin troppo e quelli che da mangiare non ne hanno proprio. Il rischio per Filippo Ongaro (pioniere in Europa della medicina funzionale e anti-aging, autore di “Mangia che dimagrisci“) è che un’occasione di apprendimento diventi un decumano di voyeurismo in cui tutti osannano i temi proposti per poi sedersi a tavola a riempirsi la pancia di cibi gustosi, ma non esattamente necessari per la salute.

Il logo di Expo è un valido messaggio: solo frutta e verdura.
E’ un segnale di buon auspicio così come il tema generale “nutrire il pianeta, energia per la vita. Nutrire è il centro di tutto. Occorre tornare a dare all’uomo degli alimenti che siano nutrienti e che non siano soltanto una valvola di sfogo o un momento di grande piacere. Alimenti che siano soprattutto nutrizione in grado di soddisfare le esigenze per la salute. Il logo che ricorda una tela dell’Arcimboldo, in apparenza, mi pare corretto. Dico in apparenza perché stando ai dati i consumi di ortofrutta stanno calando anno dopo anno. Anche qua a volte si dà per scontato qualcosa. Tutti oggi continuiamo a parlare del mangiare frutta, del mangiare verdura, e diano per certo che siccome lo sappiamo tutti lo facciamo. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. Il logo dell’Expo è sicuramente un modo per iniziare a suggerire delle pratiche per incrementare il consumo di ortaggi e frutta.

Gli italiani stanno mangiando o si stanno nutrendo?
L’Italia parte da un punto privilegiato: ha una cultura alimentare importante, la predisposizione a dei gusti molto più raffinati rispetto a tanti altri paesi. Non dobbiamo però continuare a raccontarcela, bensì dobbiamo cominciare a chiedereci se effettivamente oggi l’Italia mangia bene o mangia male. Io sono un po’ preoccupato. Perchè il dilagare in Italia della obesità infantile e il diabete di tipo 2 è un dato che ci deve far riflettere. Ci sono tanti fattori: certamente siamo un popolo più sedentario di tanti altri e abbiamo puntato poco sull’educazione fisica nelle scuole. Mangiamo troppi carboidrati (troppa pasta, troppo pane, troppa pizza). E diamo troppo poco spazio ai cibi più naturali e semplici come appunto la frutta e la verdura. Credo che sia importante partire da dei punti di riflessione anche leggermente autocritici perchè se continuiamo a dirci che gli italiani mangiano bene non riusciamo a capire come alcuni dati ci stanno ad indicare il contrario.

Una sorta di rivoluzione nel campo della nutrizione?
Io mi faccio portavoce di cose alle quali sono stato esposto anche io relazionandomi con ricercatori, scienziati, altri medici, opinion leader in Italia e all’estero. La nutrizione è un grandissimo tema sul quale si può riflettere solo se si ha un po’ di coraggio nel mettere in discussione degli elementi che abbiamo dato per scontato. Rivoluzione sì, ma non declinata nell’estremismo. Di estremismi ne abbiamo avuti fin troppi anche in campo alimentare. In realtà è il tentativo di un ritrovato equilibrio, di una maggiore armonia anche tra prodotto e consumatore, di tutta la gamma di prodotti, senza escludere uno piuttosto che l’altro poiché una ricerca di oggi viene smentita da una ricerca di domani. Rivoluzione intesa come desiderio di andare oltre i luoghi comuni, di cercare di farsi guidare dalla scienza e dal buon senso per ritrovare un rapporto corretto con gli alimenti che sono alla base della nostra salute. Gli alimenti sono un grande piacere, ma prima di tutto non devono farci del male.

La sua piramide alimentare fa storcere un po’ il naso?
Sono delle lecite suggestioni che provengono dal mondo della ricerca con le quali concordano autorevoli personaggi ben più autorevoli di me. Molto di quella piramide proviene dalla piramide alimentare proposta da Walter Willett direttore di un Dipartimento di Harvard. La verità è che senza voler demonizzare niente e nessuno bisogna avere il coraggio di dire che non tutto è uguale. E non è assolutamente vero che un alimento buono o un alimento cattivo non esistono. Certamente esistono alimenti che fanno meglio e alimenti che fanno peggio. Ci sono alimenti che si possono mangiare ogni tanto e altri invece che occorre mangiare molto. Se non abbiamo il coraggio di iniziare a parlare di queste differenze (che tra l’altro sono state sempre espresse nella piramide alimentare) non cambierà mai nulla. Non basta dire che l’importante è la quantità di ciò che mangiamo. Il problema è che io non ho mai visto un bambino trafogarsi di broccoli mentre vedo sempre più bambini che non riescono a smettere di mangiare un pacchetto di patatine. Ovviamente una patatina è innocua. Ma chi è che mangia una patatina? E per patatina intendo anche biscotti, merendine, bevande zuccherate. Quindi è troppo semplicistica la visione del quanto se ne mangia. Bisogna cominciare a dire che alcuni alimenti superprocessati, industrializzati e lavorati sono degli alimenti con cui è molto difficile un’autoregolazione consapevole dell’assunzione. Bisogna per forza dire: attenzione, limitiamone l’uso. Quindi non è questione di critica a priori nei confronti di un alimento. E’ semplicemente il buon senso di dire che ci sono delle cose che sono prioritarie e delle altre che sono meno.

Cosa riporta nei suoi libri dedicati alla nutrizione?
Quello che ho fatto con i miei libri è riportare, forse in maniera un pochino innovativa, delle importanti ricerche pubblicate in riviste specializzate. Divulgo un filone che si chiama nutrigenomica che comincia a chiarire il rapporto tra i nutrienti e la salute delle nostre cellule, e in particolare le proprietà che i nutrienti hanno nel regolare l’espressione dei nostri geni. Ribadisco non è la dieta di questo o quell’altro. Ho cercato di raccogliere quello che ho imparato sulla nutrizione. E come l’ho imparato io lo può imparare chiunque altro. I dati sono pubblicati e sono ampliamente riscontrabili.

Se non abbracciamo la nutrigenonomica cosa ci aspetta
Se non abbracciamo l’idea che dobbiamo imparare a gestire il nostro stile di vita in modo diverso (esercizio fisico, capacità di rilassarsi, gestire meglio le tensioni e lo stress) ci aspetterà un progressivo decadimento della qualità della vita soprattutto dai 60 ai 70 anni che è già qualcosa che si avverte e si percepisce. Ci sono dei segnali che allarmano ancora di più. Invece di vicere più a lungo e meglio viviamo più a lungo (perchè tenuti in vita da tutta una serie di presidi) ma con una qualità della vita che non è quella che ci aspettiamo. Uno studio olandese indica come alcune manifestazioni di cronicità (per esempio l’ipertensione) che emergevano dai 60 anni qualche decennio fa, cominciano ad emergere a 50 anni. E’ questa la grande sfida del futuro: non è la longevità in senso lato ma è la qualità della vita. Quindi vivere sulle proprie gambe, in piena autonomia, in piena salute il più a lungo possibile. Questa è una sfida che purtroppo si vince se si parte molto presto (dai bambini) con l’educazione alla salute (attività fisica, nutrizione, gestione di se stessi).

Dunque il welfare parte dalla tavola?
Credo proprio di si. Per questo credo che l’Expo sia un’occasione importante affinchè la politica prenda coscienza di un investimento serio in prevenzione. Se la prevenziaone costa qualcosa di più all’inizio salva una montagna di risorse più in là. Oggi spendiamo una percentuale pazzesca della spesa sanitaria procapite negli ultimissimi momenti di vita di una persona. Non investiamo nulla nella salute di questo soggetto per poi spendere tutto all’ultimo momento quando ormai la qualità della sua vita è fondamentalmente compromessa.

C’è un limite massimo di età per cambiare rotta?
Vale sempre la pena fare questo sforzo. Anche in età avanzata si possono vedere dei risultati importanti con un cambiamento moderato, equilibrato dello stile di vita. Con una certa delicatezza e progressione si possono ottenere risultati straodinari. E’ chiaro che fenomeni come la correzione della nutrizione, l’attività fisica sortiscono un effetto più pieno più a lungo li facciamo. Non possiamo creare una cultura della sedentarietà a livello dei bambini. Già fare attività fisica è complesso e difficile perchè porta via tempo anche per chi l’abitudine l’ha, ma si figuri per chi non l’ha mai acquisita. Non bisogna pensare con tutto il rispetto agli anziani di oggi, ma agli anziani di domani.

Una buona nutrizione in che modo migliora l’efficienza della vita vissuta?
Il cibo è come l’aria. Nella quotidianità, in ogni istante, apporta molecole che sono fondamentali non solo per dare energia, ma per portare informazione, capacità regolatoria dentro l’organismo. La vera grande rivoluzione della nutrigenomica è capire che il cibo non è energia e basta, ma è informazione. 

Per concludere una regola.
Mangiare meno è la prima regola generale. Inoltre sostituire i cibi che sono altamente calorici e poco nutrienti. Molta frutta e verdura, legumi, cereali integrali, frutta secca. Con moderazione carne da allevamenti all’aperto e pesce azzurro, meglio se non allevato.


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