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Da Briatore e Setti non c’è posto per le classiche pecorelle smarrite

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impresa per Briatore e Setti

Sulle pagine del Corriere della Sera e della Gazzetta delle Sport troviamo, oggi, le interviste di due noti imprenditori italiani: quella di Flavio Briatore (Mister Billionaire) e Maurizio Setti (attuale presidente del Verona). Dai colloqui con i giornalisti (Morvillo per Briatore sul Corsera e Fanì per Setti sulla Gazzetta) emerge un modo di sentire, di porsi nella realtà molto simile. E’ evidente tra i due una sintonia di vedute che abbraccia l’impostazione manageriale delle loro imprese e le competenze necessarie per fare impresa e creare ricchezza. Entrambi sono partiti da zero, dalla strada, iniziando dal gradino più basso, ma con tanta creatività e molte idee che hanno permesso di creare dei colossi e poi di saperli gestire scegliendo uomini giusti e mezzi opportuni. Sembra facile ma per chi fa impresa rappresentano le decisioni più rischiose e cruciali. Se sbagli la scelta di un manager o di un fornitore si fa in fretta a perdere vagonate di euro con il rischio di fallire. E’ importante sottolineare che in tutto il loro percorso non c’è stato spazio per ragionamenti o stime o progetti senza che fossero supportati da rigide logiche economiche e di merito.


Chi non sa valutare il merito e fa scelte illogiche o semplicemente sbagliate, reiterate nel tempo, è probabile che chiuda bottega. Non è un aspetto marginale da sottovalutare. Già in Italia si fa fatica a trovare chi vuole investire per i soliti problemi che ci portiamo dietro dai tempo di Cavour (burocrazia, statalismo e nepotismo); se poi si deve infarcire l’impresa con figure non meritocratiche, per non dire nullafacenti o semplicemente raccomandate, passi in avanti non se ne fanno. Da Briatore e Setti non c’è posto per le classiche pecorelle smarrite che magari, per eccessivo pietismo, si trovano a raccontare la loro vicissitudini in chiesa (è successo in Valle Brembana, ndr.) prima della messa di Natale. Fare impresa nel 2018 vuol dire crescita vuol, dire sviluppo. Se non cresci e resti piccolo e magari con zavorre al seguito rischi che vada tutto al diavolo. “Gli scansafatiche – ha detto Briatore al Corsera – con me durano pochissimo. Decidono gli stessi dipendenti: se un team funziona, chi non funziona è fuori“. Setti parla di capacità di scegliere “persone sane” alle quali delegare compiti e mansioni. E’ l’unica strada, è l’unica via. Non c’è un’alternativa. Per questo il reddito di cittadinanza del Ministro del Lavoro è un insulto di fronte a esempi del genere. Di sussidi non si può crescere, ma si può fallire.


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