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La crisi post covid è donna

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Foto di Ben White su Unsplash

Il caos economico generato dalla crisi del covid-19 non lascia molti dubbi su chi avrà più ripercussioni occupazionali da qui in avanti. Il comparto alberghiero-turistico sarà falcidiato non solo dalla stagione odierna, per i rigidi regolamenti anti contagio, ma è probabile che fino al vaccino il settore sarà fortemente ridimensionato.


E la maggioranza impiegata – sia continuativa che stagionale – di tale comparto è composta da donne. Bar, ristoranti, alberghi, luoghi di villeggiatura e divertimento hanno un bacino di dipendenti a trazione femminile, e molti di queste donne andranno incontro a perdite di reddito e nel peggiore dei casi anche di posto di lavoro. Non è bello, non è democratico, non è giusto, ma si sa l’economia al tempo della globalizzazione non guarda in faccia a nessuno. Chi è più fragile dal punto di vista contrattuale e da quello del mercato ne paga il prezzo. Tutto questo senza che ci sia una massoneria, un cattivo da dipingere, come ogni tanto qualche politico tenta di trovare per la solita logica del mantenimento del proprio status quo.

Sono passati diverse settimane dal lockdown dove le stesse persone che sui social inneggiavano alla salute prima di tutto, ora invece fanno il diavolo a quattro per la questione economica. Non siamo mai stati tutti uguali. Non lo saremo mai. Ma sarebbe elegante ogni tanto provare a tenere la stessa linea sia quando le cose vanno, bene sia quando vanno male. Sentire politici locali e nazionali dire “i medici dicono…” e “state a casa” per poi sentirli qualche mese dopo parlare di flat tax e quota 100 o marciare “per la parità salariale” sa molto di presa in giro. Anzi no, sa di opportunismo politico. In questa fase le donne del settore turistico alberghiero hanno bisogno di tutto tranne che di strumentalizzazioni.


Nel primo dopoguerra britannico il premier David Lloyd George ha avuto il coraggio di dare la precedenza agli uomini tornati dal fronte nella ricerca di un’occupazione anziché premiare le donne che si erano sobbarcate il doppio lavoro “fabbrica-famiglia”. Occupazione e soldi per tutti non c’erano. È stata fatta una scelta. Un politico che si è assunto il rischio e una responsabilità. Dichiarare che non ci sono soldi per tutti e bisognerà fare delle scelte in Italia non si può. Bisogna sempre fare finta che ci vogliamo tutti bene e siamo tutti fratelli in nome di una solidarietà che la si può misurare in qualsiasi assemblea condominiale o in qualche studio notarile che si occupa di successioni
Non è democratico, civile e forse nemmeno costituzionale, ma almeno sarebbe un bagno di realtà di cui la politica italiana avrebbe bisogno.