Era considerato un highlander brembano, ma con meno prosopopea cinematografica, compensata da un elevato tenero solidaristico. Perché Pierino Carminati di Zogno (detto Bandì) con la sua vitalità da Guinness dei primati era probabilmente il volontario più longevo, sicuramente di Bergamo, ma anche d’Italia. E se azzardiamo del mondo, l’iperbole non suona certo come una “fanfariata”. Pierino Carminati è morto a 98 anni a causa del Covid che ha aggravato gli acciacchi dell’età. Con la sua faccia allegra, la favella saettante e la cordialità virale era l’ospite più atteso nelle case di riposo di Zogno e Laxolo di Valbrembilla.

A quei “giovanotti” (così erano gli over 65 al suo sguardo quasi centenario) il Pierino rimestava di buonumore le giornate con il tintinnio pervasivo del suo tamburello, spegnendo sul nascere musi lunghi e atteggiamenti depressi o fumantini. Spettacoli di cabaret, folk, sketch, gag, canzoni bergamasche e imitazioni. Prima alla casa di riposo di Zogno ci andava a piedi, poi lo accompagnava la moglie Zita Bolis, 85 anni, patentata. Si sono trovati in due in fatto di tempra inossidabile. I figli sono tre e, altrettanti, i nipoti. Va bene l’età, va bene la solerzia da “giullare” per residenze sanitarie assistenziali (lui le chiama “ricoveri”), ma a sfogliare l’album dei ricordi (tutti su carta fotografica alla faccia delle bitmate slideshow) lo si vedeva in selfie ante litteram con Ornella Muti, Ugo Tognazzi, Mike Bongiorno, Ombretta Colli e Corrado.

La chiave per interpretare questi inconsueti compagni di scatto era la musica. Ma facciamo un passo indietro, negli anni del boom economico. “La mia grande passione per la musica – spiegava Pierino – mi trascinava ovunque. Ho cantato come il baritono nel coro Fior di Monte di Zogno e nel frattempo ho imparato a suonare la batteria. Il Cavalier Giacomino Busi di Sedrina mi offrì poi  l’opportunità di far parte del suo complesso da ballo “i Brember”. Con il compenso delle serate mi potevo permettere delle lezioni private di perfezionamento tra grancassa, tom, crash, ride e charleston”. Ben presto si sentì pronto per creare un gruppo tutto suo. “Spalleggiato – ricordava Pierino nella sua ultima intervista – dal mio fantastico collega di lavoro (in Manifattura) e vicino di casa Camillo Rota, fisarmonicista per passione, incomincio con lui a suonare ai banchetti di nozze. Il nostro Facebook era il passaparola della gente che ci sentiva suonare”.

L’incontro, poco prima degli anni ‘70, con Tito Oprandi di Ambria (musicista eclettico ed fine esperto di folklore) portò all’epopea del trio “Me, lü e chel’oter”. Novelli cantastorie che iniziarono a portare la cultura bergamasca anche al di fuori della provincia. Venivano invitati ovunque, cantando soprattutto in dialetto. Girarono l’Europa portando note di allegria in particolare tra gli emigranti. A Camillo Rota subentrò Vittorio Capelli di Almè chiamato “Baffo”, professione cuoco. Era una macchietta teatrale con una bellissima intonazione vocale. Pierino lo conobbe ad una festa a San Pellegrino Terme. Lasciava la cucina, entrava in sala per raccontare barzellette e aneddoti unendosi poi al canto corale.

Pierino, Tito e Vittorio  cominciarono tournée vere e proprie. In Germania, a Ratisbona, vinsero il “Premio Simpatia” al Festival internazionale del folklore con 14 nazioni partecipanti. Ma l’occasione che consacrò definitivamente il gruppo, anche se di riflesso, la ebbe il Baffo quando il regista Ermanno Olmi gli offrì una parte come ambulante di stoffe nel capolavoro “L’albero degli zoccoli”, premiato poi al 31esimo Festival di Cannes con la Palma d’oro. Quando si parlava del trio “Me, lü e chel’oter” subito si intendeva allegria spontanea, momento di passatempo inatteso, voglia di abbandonare il peso delle preoccupazioni di tutti i giorni, la certezza, che almeno in quelle parentesi in cui li ascoltavi, la vita si colorava di rosa, il riso ti spuntava sulla labbra quasi come un riflesso condizionato.

Serenada, Viva Bacco, Le belle campagnole, Vola vola l’uccellino, Cantém insema, Ave Maria per la sposa, Gaetano Donizèt, Spazzacamino e Miserere della Capra sono solo alcuni dei successi più clamorosi.  Avevano anche inciso una cassetta stereo dedicata all’olimpionica Paoletta Magoni per celebrare le sue prodezze da campionessa. Pierino Carminati era un fiume in piena. Attingeva ad un pozzo di San Patrizio di episodi e avventure. Fortunatamente la figlia Simona Carminati ha raccolto in un libro questo caleidoscopio di esperienze. E’ stato presentato tre anni fa al Museo della Valle di Zogno, insieme alla proiezione di un filmato, alla presenza del Presidente della Provincia Matteo Rossi. Diceva una sua canzone: “L’allegria la vien dai giovani… ma giovani si resta se, come noi si canta”. Ci mancherai Pierino.

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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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