Si sono riuniti al primo piano della bibliosteria della Cà Berizzi, ospitati da Antonio Carminati e da Valeria Offredi. Il primo l’anima storica del prolifico Centro Studi Valle Imagna e la seconda ostessa della struttura, una casa nobiliare del Settecento magnificamente recuperata con rigore filologico e intelligenza funzionale. Non è più il centro della produzione agricola salendo a Corna Imagna, ma un luogo dell’anima e dei sensi dove studiare le testimonianze del passato e degustare i prodotti del territorio. Eventualmente soggiornarne, ma ci torneremo.

Si sono riuniti i partecipanti al seminario alpino organizzato nella cornice della X edizione de I maestri del paesaggio, storica kermesse che si svolge ogni settembre a partire dalla Città Alta di Bergamo. Per favorirne l’accessibilità l’appuntamento dedicato al paesaggio delle montagne è stato spostato dall’ostello Curò alla monumentale Cà Berizzi. Dall’alta montagna alla mezza montagna. Un pomeriggio di lavoro organizzato dall’agronomo Stefano d’Adda, coadiuvato dal sottoscritto e da Domenico Piazzini dell’organizzazione de I maestri del paesaggio. Si sono alternati come relatori, in rigoroso ordine di apparizione, il prof. Annibale Salsa, il prof. Marco Cimmino, lo studioso di storia locale Giampiero Valoti e l’architetto Luciano Bolzoni. E qui termina la cronaca.

Si sono riuniti qualche decina di appassionati per ragionare del futuro della montagna dopo l’esperienza della pandemia, un fatto già storico che è entrato prepotentemente nella vita di ciascuno. Della lunga chiacchierata mi sono rimaste queste considerazioni che vi lascio, sperando di coinvolgere altri appassionati in questo percorso.
Le montagne riciclano, è l’esperienza della Grande Guerra: le caserme diventano rifugi, le strade degli artiglieri diventano mulattiere, le teleferiche funivie. Le montagne sono spazi liberi e di libertà, quando vengono abbandonate torna la selva ma la riconquista dei pascoli affranca l’uomo che poi diventa proprietario e quindi libero.

Le montagne sono spazi di fatica e ingegno, quelli che servivano a tirare fuori tutto quanto necessario per mantenere la famiglia del contadino e le sue bestie con un po’ di bosco e di ruch (il ronco, in bergamasco). Le montagne si ampliano ancora, con la tecnologia e l’industriosità dei montagnini che hanno fantasia e sanno innovare: come il Ponte nel cielo della Val di Tartano. Ma le somme le ha tirate il padrone di casa, Antonio Carminati, che raccontando l’esperienza del proprio Centro Studi ha declamato un manifesto. Partiti recuperando storia e tradizione locali in magnifiche pubblicazioni e riappropriandosi funzionalmente di spazi altrimenti abbandonati all’oblio, hanno tracciato una strada.

Non gestire: alla Cà Berizzi c’è la Valeria, alla Roncaglia c’è Sara; non a caso tutte donne. Recuperare e rifunzionalizzare, cioè dare nuova vita alla memoria per non perderla. Mettendo al centro l’autonomia come valore caratterizzante l’esperienza nelle montagne: l’autonomia economica di bastarsi a sé stessi, l’autonomia culturale nell’avere sviluppato forme proprie di comunicazione e socialità, l’autonomia politica di gestire da sé i propri rapporti amministrativi ed economici con il fondovalle e la pianura. C’è ancora un bel progetto nel cassetto del Centro Studi, recuperare la storica casa Calderoli a Cà Bos di Locatello per avviare all’interno degli spazi riscoperti un centro di raccolta documentale e uno spazio espositivo sulle autonomie delle vallate dell’intero arco delle Alpi.

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