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Bruno Silini

Napoleone militarmente era un genio, con le donne un po’ meno. Se avesse avuto in guerra l’ingenuità che aveva nell’alcova, sarebbe morto alla prima battaglia. Il pittore Jacques-Louis David giocò molto di pennello nel farlo apparire snello e aitante mentre, in realtà, era basso, non proporzionato e dal colorito giallognolo. Napoleone nacque il 15 agosto 1769. Il padre, Carlo-Maria Buonaparte (il figlio farà cadere la “u” per rendere il cognome più adatto alla pronuncia francese), era avvocato della piccola nobiltà toscana trapiantata nella Corsica genovese da poco passata alla Francia. Si era sposato con Maria Letizia Ramolino di Pietrasanta. Dirà di lei il futuro imperatore di Francia: “È a mia madre che devo la mia fortuna e tutto quello che ho fatto di buono”.

I genitori, con sacrificio, riuscirono a iscrivere il figlio nella grande École Royale de Paris, la prestigiosa scuola militare sponsorizzata dalla marchesa di Pompadour. In matematica era un asso. Delle lettere, coltivava solo la storia. Adorava Jean-Jacques Rousseau. Sottotenente a diciotto, generale a ventiquattro. Con la carriera, l’ufficiale corso diventò meno brutto. Laura Permon, figlia della pensionante di La Fère, rivedendolo anni dopo notò: “Quel suo aspetto ossuto, giallo si è ammorbidito, schiarito, imbellito. I lineamenti angolosi si sono arrotondati”. Prodigi della gloria.

L’immortalità di Napoleone comincia con l’assedio di Tolone (1793) ordinato dalla prima repubblica francese, contro i lealisti monarchici. Il 9 marzo 1796 sposa (poi divorzierà) la creola Rose de Beauharnais (l’impareggiabile Joséphine). “Era una vera donna – disse Napoleone – Aveva un non so che che piaceva. Aveva il più grazioso culo immaginabile. C’era là tutta la Martinica”. Dopo due giorni di luna di miele, Napoleone cominciò la sua travolgente campagna d’Italia e il saccheggio di opere d’arte cominciando dal Correggio.  Il 15 maggio 1796 entrò in Milano, in sella al suo cavallo bianco Bijou, acclamato dai cittadini come un liberatore. Nell’ottobre dell’anno successivo gli austriaci, per paura di ritrovarselo a Vienna, accettarono la tregua di Campoformio (17 ottobre 1797).

La spedizione in Egitto, cominciata il 19 maggio 1798, fu un’impresa tra le più controverse. I sogni di gloria di Napoleone vennero infranti, nella baia di Abukir, da un ambizioso quanto orbo generale inglese, Horatio Nelson. I francesi persero 11 navi su 13. Ma Napoleone disse: “La perdita di questa battaglia ci farà compiere cose più grandi”. E mantenne la parola. Dopo l’auto proclamazione di imperatore a Notre Dame vinse ad Austerlitz, Jena, Friedland e Wagram. L’astuto Klemens von Metternich, diventato ministro degli Esteri austriaco, giocò di sponda con il tiranno francese. Per evitare la capitolazione austriaca gli diede in moglie Maria Luisa, figlia dell’imperatore Francesco I. Poi, nell’estate del 1812 invase la Russia. Per tutta risposta, lo zar Alessandro I incendiò Mosca. Bonaparte si trovò incastrato nell’inverno russo. Nella ritirata perse dei 500.000 uomini. Fu l’inizio della capitolazione: prima l’esilio all’Elba e poi la sconfitta a Waterloo il 18 giugno 1815. Gli inglesi lo spedirono Sant’Elena negandogli la compagnia della madre. In mezzo all’Atlantico, morì il 5 maggio 1821 a 52 anni, per un tumore allo stomaco. Lo stesso male del padre.

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Autore

Bruno Silini

Giornalista di PrimaBergamo, precedentemente dell'Eco di Bergamo. Blogger, content editor, esperto di social network. Autore con Evi Crotti e Alberto Magni del libro "L'immagine e l'anima. Donne famose del '900" pubblicato nel 2007. Nello staff comunicazione della Cisl Bergamo. Iscritto all'albo dei giornalisti della Lombardia.

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