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Nel catino della grotta

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Nel catino della grotta

È una sera di luglio. Ma sembra novembre. Piove, nebbie basse. Venti gradi scarsi. Sul campo della Grotta le squadre si scaldano. C’è abbastanza tensione nell’aria. Non è proprio una partita come le altre. Mister Piero è preoccupato. Il campo è pesante. Si scambia due occhiate con Don Davide, l’allenatore avversario. Vecchie ruggini ritornano a galla. Prima del fischio d’inizio Daniele richiama la truppa: «Ok, mi raccomando tutti concentrati al massimo. Il campo fa schifo occhio ai passaggi corti».
Mister Piero aggiunge: «Anche tu Mary occhio ai tiri bassi che ti saltano prima con questo terreno».
La giovane risponde con un cenno affermativo. Pronti, via. Subito il loro centravanti maliano fa a sportellate con Marco. Sabrina nonostante le difficoltà nel giocare dietro riesce nell’uno contro uno a tenere a bada il suo dirimpettaio, mentre Manuele a metà campo fa fatica a smistare i palloni velocemente. Come da copione il povero Paolo davanti vede la palla ogni morte di papa. Poi, come da previsione, il loro centravanti supera di forza Marco e incrocia il palo destro che porta in vantaggio la Socrates. Risposta pronta di Andrea che si libera per il tiro, ma la palla finisce a lato. Ci prova pure Daniele da fuori, ma il portiere locale è bravo a salvarsi in angolo. Anche le porte, leggermente più strette rispetto agli altri campi, non aiutano la mira di chi è sempre stato abituato a misure più larghe. La manovra per la Mirafiori è lenta, dietro si salvano con molti falli. Sul finire di tempo Andrea prende il palo dopo un triangolo con Manuele e subito dopo Daniele, dopo una sponda di Paolo, obbliga ad una parata impossibile il loro portiere. Anche Sabri sbaglia un anticipo sull’ala sinistra. Il primo tempo finisce due a zero. Negli spogliatoi mister Piero invita alla calma: «Ok, ragazzi sangue freddo. Potevano essere 2-1, invece siamo sotto di due gol. State rispettando quello che ho detto… i tiri da fuori sono l’unica possibilità che abbiamo… e tu Manuele cerca di passarla subito come ti viene, altrimenti perdiamo sempre un tempo di gioco».
Il giovane liceale risponde: «Ok, mister, ma il loro mediano è molto bravo nel pressing».
Il secondo tempo comincia sotto un diluvio torrenziale. Il campo è al limite della praticabilità. Ma si sa: con gli arbitri pagati 20 euro a partita, quando iniziano un match lo finiscono anche in caso di invasione di campo dell’Isis. La parcella viene prima di tutto.
Stavolta Marco prende bene le misure al loro centravanti che fa fatica a tenere palla col terreno  acquitrinoso. I contrasti a metà campo non si contano più, ma intanto il tempo passa. Mister Piero è impassibile in panchina. Ad un tratto Paolo riesce ad anticipare Dario, ma si defila troppo anche se riesce a scorgere l’inserimento di Andrea da dietro servendolo con un colpo di tacco. Il destro del giovane golden-boy è preciso e gonfia la rete. Non c’è tempo di esultare: palla al centro. La Socrates risponde immediatamente. Infatti, Dario con una percussione dalla difesa serve il giovane centravanti che si libera con una finta di Marco, incrocia il destro. Fortunatamente Mary è brava ad allungarsi e con la punta delle dita evita il gol del KO. Sabri grida: «Grande Mary».
Daniele gli fa eco: «Ci hai salvato il culo altrimenti era finita».
Sugli sviluppi del corner Paolo recupera palla e parte in contropiede, ma viene falciato da Dario. L’arbitro fischia, ma un fallo così a fine partita scalda gli animi. Mister Piero si alza e impreca contro Don Davide: «Ehi, è questo che insegni in parrocchia? Il gioco sporco?».
Paolo si alza di scatto contro Dario e va muso a muso. Arriva l’arbitro cercando di riportare la calma. Nel parapiglia Daniele fa una cosa che ogni tanto si vede pure nei massimi campionati: prende il pallone lo mette a terra e con lo sguardo basso fa un cenno ad Andrea. Questo capisce e scatta verso la porta. Dani lo serve con un passaggio preciso. Il portiere mangia la foglia e urla ai suoi: «Cazzo… sulla palla, andate sulla palla».
Ma ormai Daniele ha già battuto. La palla finisce ad Andrea che con un tapin semplice insacca. L’arbitro sembra indeciso, ma conferma il gol. In fondo il regolamento è chiaro: è la squadra che batte la punizione che può decidere di non aspettare il fischio dell’arbitro né la barriera se questo non dà indicazioni precise. È il gol del pari. Subito si scatenano le proteste avversarie chiaramente invano. Paolo e Sabri si buttano su Andrea: «Grande, grande… abbiamo pareggiato».
Mister Piero fa un cenno a Daniele: «Bravissimo Dani, veloce di testa».
La partita si assegna ai supplementari con la regola del chi segna per primo vince. Due minuti di pausa per concedersi a qualche consiglio tecnico e poi via si riparte. Dopo cinque minuti Manuele trova un corridoio per Daniele che con un stop a seguire si accentra, supera Dario e fa partire il sinistro che si insacca alla destra del portiere.  Per un attimo si ferma il mondo. Poi l’urlo, la gioia. La corsa verso la panchina come Tardelli a Spagna 82. Mister Piero schizza in piedi: «Grande ragazzo grande, una giocata alla Overath. Adesso hai capito perché ti ho dato la 8?».
I due si abbracciano. Arrivano pure gli altri tutti esultanti di gioia.  Don Davide si avvicina verso Piero e dice: «Piero, vi è andata bene dai, poi quel gol un po’ così sul finire di tempo… ». E tende la mano. Mister Piero lo guarda dritto negli occhi e rifiuta la stretta: «No, non ci è andata bene. L’abbiamo meritata. Ci avete massacrato di falli dall’inizio, ma poi cosa sto qui a parlare a fare con te. Volevate la finale? Volevate l’ennesima storia edificante strappalacrime da vendere sui giornali con protagonista il maliano arrivato col barcone che si giocava la coppa? Così forse alimentavate ancora un po’ il vostro business della cooperativa. Poi, proprio tu vieni qui a fare a me una lezione di giusto o sbagliato… Ma fammi il piacere».
Poi torna verso i ragazzi: «Stasera cena al Bar Emme offerta da me. Si, avete sentito bene. Cena e non pizza. Certe soddisfazioni non hanno prezzo».


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